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AGENDA SETTING - Usare la tv per mettere fratello contro fratello: combattere gli uni contro gli altri per motivi che le lobby decidono - da Francesco Galgani

AGENDA SETTING - Usare la tv per mettere fratello contro fratello: combattere gli uni contro gli altri per motivi che le lobby decidono

Fonte: Blog di Francesco Galgani, link all'articolo originale

Ci dicono cosa fare, cosa pensare, cosa sentire... principalmente attraverso la tv, ma anche tramite gli altri mass media.

L'articolo seguente, con in calce un breve video di Tragedy and Hope doppiato in italiano, è tratto "La Comunicazione - Il Dizionario di Scienze e Tecniche", che è una piccola enciclopedia online, interamente Creative Commons, particolarmente interessante e utile per chi studia Scienze della Comunicazione.

Lo scopo con il quale propongo questa lettura è riflettere sul collegamento tra la teoria sociologica dell'Agenda Setting qui presenta, la teoria sociologica della Coltivazione presentata in un altro articolo, e la disinformazione di massa a cui ho dedicato alcune riflessioni, con particolare attenzione al fatto che i mass media tacciono su ciò che è realmente importante, spostando l'attenzione su altro.

Il video in calce è apparentemente solo provocatorio: in realtà, per ben comprenderne a fondo il significato,ovvero per capire quello che la tv non ha mai detto, rimando a un lungo e serio documentario (doppiato in italiano) che svela aspetti nascosti del sistema economico-politico mondiale.

Grazie per l'attenzione e l'eventuale condivisione di questi miei articoli,
Francesco Galgani,
26 febbraio 2015


articolo di M. Britto BERCHMANS - La teoria dell’agenda setting, avanzata nel 1972 da Maxwell McCombs e Donald Shaw, sostiene che i mass media predispongono per il pubblico un certo ‘ordine del giorno’ degli argomenti cui prestare attenzione.
A lungo gli studiosi hanno dibattuto su quanto i media possano comunicare alle persone cosa è importante e cosa deve essere preso in considerazione. Già nel 1922 Walter Lippmann, nell’ormai famoso Public Opinion, sottolineava come il pubblico dei media di fatto non si trovi dinanzi agli eventi reali, ma a pseudo-eventi, in pratica "alle immagini che ci facciamo nella nostra mente".
Sin dalla selezione e rappresentazione quotidiana delle notizie, i media modellano la realtà sociale. Essi sono in grado di strutturare i nostri pensieri e di portarci a un mutamento cognitivo. Ordinano e organizzano il mondo per noi, inducendoci a prestare attenzione a certi eventi piuttosto che ad altri. Possono anche non riuscire a dirci cosa o come pensare, ma riescono sicuramente a dirci intorno a quali temi pensare qualcosa. Questa è la funzione di agenda setting svolta dai media, in particolare da quelli informativi.
Possiamo fare distinzione fra tre diversi tipi di ‘agenda’. Concentrandosi su certe questioni o eventi, i media indicano al pubblico ciò che vale la pena di prendere in considerazione. Questa è la cosiddetta agenda dei media. Ci sono poi le questioni e gli eventi che interessano il pubblico, e questa è l’agenda del pubblico. Infine anche i dirigenti politici, interessati tanto ai media quanto al pubblico, hanno una loro agenda in base alla quale elaborano e discutono le leggi che riguardano il Paese (agenda politica).
Secondo i sostenitori della teoria dell’agenda setting, questi tre tipi di agenda interagiscono reciprocamente seguendo un processo lineare a tre fasi:
1) riportando certi eventi piuttosto che altri, i media stabiliscono la loro agenda;
2) quest’agenda si trova a interagire con quella del pubblico che così tende a dare importanza alle stesse questioni messe in primo piano dai media;
3) i dirigenti politici, dal canto loro, affrontano e discutono le questioni che sono di maggiore interesse per il pubblico.
Se è vero che i media sono in grado di condizionare fortemente l’agenda del pubblico, è anche possibile il contrario. Il potere dei media non è assoluto, ma dipende da diversi fattori: la credibilità che i media sono riusciti a crearsi, il grado in cui gli individui di volta in volta condividono i valori offerti dai media o la loro necessità di una guida. Infatti non tutti i componenti del pubblico sono ugualmente condizionati dall’agenda dei media. La ricerca ha dimostrato che le persone più portate a lasciarsi influenzare dai media sono quelle che hanno un maggiore bisogno di orientamento.
La questione che inevitabilmente emerge a questo punto è la seguente: chi è veramente in grado di condizionare l’agenda dei media? Sembrerebbe che i media subiscano una certa pressione da fonti sia interne che esterne. Dall’interno i media sono spesso condizionati dalle decisioni editoriali e amministrative dei proprietari, da certe esigenze di programmazione o di spazio e tempo. Esternamente i media sono sottoposti al controllo delle autorità pubbliche, dell’opinione pubblica in generale, degli sponsor e così via.
Negli ultimi anni, anche Shaw e McCombs hanno ammesso che i media hanno il potere di influenzare il modo in cui pensiamo, soprattutto attraverso il processo di priming e framing. Nel primo caso, si tratta di quel "processo psicologico nel quale l’enfasi attribuita dai media è in grado non solo di aumentare l’importanza di una data questione, ma anche di ‘innescare’ nel pubblico il ricordo delle informazioni precedentemente acquisite su quella questione"; poiché tutti i membri del pubblico, e non solo quelli che hanno più bisogno di orientamento, sono soggetti a questo processo, esso si rivela particolarmente dinamico ed efficace. Con il processo di framing (inquadramento, focalizzazione), invece, alcuni eventi vengono messi in primo piano, mentre altri passano inosservati. Una simile selezione provoca diversi tipi di reazione nel pubblico. Quando i giornalisti riportano una notizia, lo fanno presentandola come una storia caratterizzata da una certa ‘cornice’ o tema; all’interno di questa cornice sono poi collocati il contesto, l’atmosfera, il tono e i contenuti della notizia.
Rispetto alla relazione tra i media e gli organismi di pressione esterni, possiamo distinguere quattro diversi rapporti di forza:
1) quando sia gli organismi esterni che i media godono dello stesso potere, può verificarsi una integrazione di forze, se le due parti sono d’accordo, o un vero e proprio conflitto se invece sono in disaccordo;
2) quando gli organismi esterni sono forti e i media deboli, i primi faranno di tutto per cooptare i secondi e piegarli ai loro fini;
3) quando i media sono forti e gli organismi esterni deboli, saranno i primi a stabilire l’agenda;
4) quando, infine, sia i media che gli organismi di pressione esterni sono deboli, l’agenda verrà stabilita dagli eventi stessi piuttosto che dagli uni o dagli altri.


Giovanni Pascoli e il fonosimbolismo (Recensione di Caterina Trombtti) - da Salvatore Armando Santoro

Giovanni Pascoli e il fonosimbolismo

di Caterina Trombetti

 

 

 

   Il periodo che va dagli ultimi due decenni dell’Ottocento allo scoppio della prima guerra mondiale è un periodo caratterizzato da grandi tensioni internazionali. I principali stati europei, per far fronte alla depressione economica, da una parte adottarono la misura del protezionismo, dall’altra intrapresero una politica coloniale nel tentativo di trovare sbocchi alle proprie economie. Ebbe così inizio una politica imperialista che produsse attriti tra le potenze europee, e culminò, dopo varie dimostrazioni, repressioni e attentati, nello scoppio della guerra.

   Il movimento artistico e letterario che si produce in questi anni è il Decadentismo, anche se ci sembra di poter affermare che non si possa limitare al primo quindicennio del Novecento. Infatti la coscienza più generale della crisi dell’uomo moderno, la consapevolezza di appartenere ad un mondo in disfacimento e il disagio nei confronti della cultura e della società, sono motivi che permettono di definire come decadente un atteggiamento verso la vita, le cui conseguenze sono ancora avvertibili nel nostro tempo.

   Il termine “decadentismo” nasce intorno al 1880 in Francia da un gruppo di poeti fra cui Verlaine, Rimbaud e Mallarmé, che ripresero in senso provocatorio il termine “decadenti” con cui in senso dispregiativo li avevano definiti i critici. Il gruppo elaborò la sua poetica: il Simbolismo. Il poeta è un “veggente” che per intuizioni misteriose e improvvise, coglie il senso della realtà, scoprendo collegamenti apparentemente illogici fra oggetti diversi (analogia), associando colori, profumi, suoni (sinestesia), scegliendo le parole per le suggestioni che possono evocare con il loro suono e il loro ritmo (musicalità del verso). Molto importanti nella poesia e nella vita dei decadenti sono le mille sfumature delle percezioni sensoriali, la ricerca delle sensazioni, mentre tendono all’isolamento rispetto alla società, si chiudono nel loro individualismo e perdono fiducia nella ragione.

   In Italia il Decadentismo si afferma soprattutto attraverso l’estetismo dell’opera di D’Annunzio e il simbolismo dell’opera di Pascoli.

   Le vicende della vita di Giovanni Pascoli e le esperienze dolorose dell’adolescenza e della prima giovinezza sono state determinanti per la formazione del suo mondo interiore, psicologico e poetico. Vicende che sono i fondamenti della sua poetica e visione del mondo, della concezione pessimistica della società, della costante nostalgia della famiglia e dell’infanzia perdute e continuamente ricercate nella memoria e ricostruite nella poesia. Pascoli incarna la tendenza intimistica del Decadentismo in Italia e sembra costituire una antitesi al tipo di intellettuale decadente che si delinea con A ritroso di Huysmas, Il piacere di D’Annunzio, Il ritratto di Dorian Gray di Wilde. Ma questi diversi modi di esprimersi nascono da un fondo comune, dal disagio nei confronti della cultura e della società del proprio tempo.

   La raccolta Myricae, dal nome latino delle tamerici, suggerisce l’idea di una poesia ispirata alla vita campestre e ai suoi aspetti più semplici.

 Arano”, “Il lampo”, “Il tuono”, che ritengo straordinarie per la loro forza espressiva e  “Nebbia” dai Canti di Castelvecchio, sono poesie in cui il linguaggio poetico abbandona le forme logico-descrittive, introduce il procedimento analogico e  l’attenzione agli aspetti fonici del testo, anche se in Canti di Castelvecchio  è maggiore l’ampiezza dei testi e il discorso diventa più narrativo.

   Immediatamente si entra nel mondo del Pascoli. In un mondo di piccole cose, che emerge anche dalla scelta di una lingua aperta a parole della vita quotidiana, precedentemente estranee alla tradizione poetica, parole evocatrici di impressioni, illuminazioni, emozioni profonde e stupefatte. Tipico procedimento della poesia simbolista, che si nutre di rapporti segreti fra le cose.

   Per Pascoli bisogna guardare il mondo con gli occhi di un fanciullo per riscoprire quell’innocenza, quella autenticità che è alla base della creazione poetica. E’ l’intuizione che permette, al “fanciullino” che è dentro il poeta, di cogliere il fondamentale mistero della realtà e di esprimerlo con un linguaggio non razionale, ma fondato sulla analogia e il simbolo.

   Pascoli coglie dal paesaggio dati semplici e quotidiani, ma li accosta secondo rapporti nuovi e rappresenta così una realtà apparentemente chiara e, al contrario, misteriosa. Utilizza i versi e gli schemi della tradizione poetica (endecasillabo, quinario, strofa saffica, …) in modo personalissimo, realizzando una operazione profondamente innovativa. Crea una musicalità sommessa e intimistica, tutta affidata alla varietà di echi e risonanze tra le parole, utilizzate per il loro valore fonosimbolico ed evocativo. Il naturalismo del Pascoli è apparente. I paesaggi, le piante, gli animali, le cose da un lato sono rappresentati con estremo realismo e con un linguaggio specialistico di grande precisione, dall’altro sono carichi di significati simbolici e allusivi. In Myricae e nei Canti di Castelvecchio i temi dell’infanzia, della natura, della morte si fondono in modo equilibrato e il linguaggio raggiunge risultati fortemente innovativi.

   Per quanto riguarda la lingua e lo stile è da notare quante parole estranee alla tradizione lirica italiana egli introduca: tecnicismi relativi ai  mestieri, nomi specifici appartenenti al mondo botanico, espressioni gergali del parlato, grecismi e latinismi. L’uso frequente delle onomatopee che nascono da una concezione della parola poetica che ha valore fonico e musicale, il ritmo frammentato, le frasi brevi, frasi nominali, le coordinate per asindeto.

   Una struttura fondamentalmente impressionistica che dà luogo a composizioni ricche di figure retoriche come l’ossimoro, la metominia, la metafora, le allitterazioni e assonanze, le sinestesie.

   Ecco “Il lampo” che squarcia le tenebre e mostra per un attimo il cielo e la terra, da fenomeno naturale diventa simbolo di una improvvisa rivelazione, una visione rapida del destino tragico dell’uomo. L’immediatezza e la rapidità caratterizzano anche “Il  tuono” dove viene privilegiato l’effetto fonico e onomatopeico attraverso scelte lessicali e ritmiche. In entrambi i testi ricorre il tema della famiglia come rifugio, il nido, simbolo di tranquillità e pace, che viene qui rappresentato dal canto della madre e dal moto della culla e nella precedente dall’immagine della casa bianca bianca. In “Arano” è la scena di vita quotidiana in campagna dove gli uomini sono protagonisti, ma in una atmosfera sospesa. In “Nebbia” domina non tanto l’elemento atmosferico quanto l’invocazione del poeta alla nebbia, perché circoscriva il suo orizzonte visivo al presente escludendo i fantasmi ossessivi di un passato di morte.

   Qui di seguito le quattro poesie, cui ho fatto riferimento.

 

IL LAMPO   di Giovanni Pascoli

 

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.

 

 

IL TUONO  di Giovanni Pascoli

 

E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, con fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.

 

 

ARANO    di Giovanni Pascoli


Al campo, dove roggio nel filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinal fumare,


arano: a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra paziente;


ché il passero saputo in cor già gode,
e il tutto spia dai rami irti del moro;
e il pettirosso: nelle siepi s'ode
il suo sottil tintinno come d'oro.

 

NEBBIA          di Giovanni Pascoli

 

Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su l'alba,
da' lampi notturni e da' crolli
d'aeree frane!


Nascondi le cose lontane,
nascondimi quello ch'è morto!
Ch'io veda soltanto la siepe
dell'orto,
la mura ch'ha piene le crepe
di valeriane.


Nascondi le cose lontane:
le cose son ebbre di pianto!
Ch'io veda i due peschi, i due meli,
soltanto,
che danno i soavi lor mieli
pel nero mio pane.


Nascondi le cose lontane
che vogliono ch'ami e che vada!
Ch'io veda là solo quel bianco
di strada,
che un giorno ho da fare tra stanco
don don di campane...


Nascondi le cose lontane,
nascondile, involale al volo
del cuore! Ch'io veda il cipresso
là, solo,
qui, solo quest'orto, cui presso
sonnecchia il mio cane.

 

 

 

 

 

Secondo Incontro Poeti Salentini 2015 - Patù - 31 Gennaio 2014 - ore 18,30 - da Salvatore Armando Santoro

secondo_incontro_poeti_salentini.png


2° INCONTRO DEI POETI SALENTINI (E riattivazione portale) - da Salvatore Armando Santoro

 

Due notizie mi sembra d'obbligo diffondere a tutti i visitatori del portale.

La prima è che il sito del Circolo è stato riattivato dopo una necessaria chiusura impostaci dall'autorità di controllo per motivi prettamente burocratici.


La seconda è, invece, relativa alla ripresa delle attività del Circolo che sta collaborando con la Proloco di Patù (Lecce) per l'organizzazione del

2° INCONTRO DEI POETI SALENTINI.

E' stato, infatti, deciso che la manifestazione si effettuerà

SABATO 31 GENNAIO 2015 ALLE ORE 18,30

PRESSO IL SALONE DI PALAZZO LIBORIO ROMANO

DI PATU'

Tutti i poeti salentini che volessero partecipare sono pregati di inviare via email, e con cortese sollecitudine, n. 5 poesie di loro composizione, assicurando la loro presenza.

Le poesie vanno inviate all'indirizzo di posta elettronica: santoro3000@alice.it

Per eventuali informazioni potrete telefonare al 366.4748941 (Santoro Salvatore Armando) oppure 347.7940561 (Michele Milo) dopo le ore 14.

Salvatore Armando Santoro - Presidente Circolo Culturale Luzi Boccheggiano-Montieri (GR)


Comunicato congiunto di cristiani e musulmani contro ogni violenza e guerra nel nome di Dio - da Francesco Galgani

Comunicato congiunto di cristiani e musulmani contro ogni violenza e guerra nel nome di Dio

Ancora violenza e guerra nel nome di Dio. La cronaca continua a mostrarci terribili rituali di morte, ancora più blasfemi perché compiuti invocando una fede e una tradizione religiosa.
Come credenti di diverse tradizioni spirituali, cristiani e musulmani che da anni sono impegnati in un cammino comune, ribadiamo che il nostro comune futuro sta nel dialogo e nella convivenza, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione di quello che siamo e delle ragioni che animano i nostri cuori.
Negli anni questo impegno comune ha prodotto  frutti  importanti e insieme, cristiani e musulmani di buona volontà, siamo riusciti a respingere la suggestione di uno scontro tra le nostre tradizioni religiose che ci mettesse gli uni contro gli altri e impedisse ogni forma di dialogo e di costruttiva convivenza.
Grazie al cammino percorso, oggi possiamo denunciare insieme le atrocità di cui in vari paesi del mondo sono vittime sia i cristiani che i musulmani, colpiti da fanatiche dottrine dell’odio e dell’intolleranza che nulla hanno a che fare con i valori e la spiritualità che stanno alla base delle nostre tradizioni religiose.
Denunciamo chi ha incoraggiato, armato ed organizzato – per calcolo o per interesse – gruppi oggi incontrollabili mossi da logiche e obbiettivi folli, fino a far paventare – come lo stesso papa Francesco ha recentemente riconosciuto – una sorta di terza guerra mondiale.
Esprimiamo la nostra ferma contrarietà alla logica della guerra che nasconde sempre interessi economici immorali e ingiustificabili, da quelli delle multinazionali delle armi a quelli della rapina delle materie prime. La storia anche recente del Medio oriente ci insegna che la guerra porta altra guerra, in una spirale che lascia solo morte e distruzione.
Insieme sogniamo e ci impegniamo per  una comunità internazionale che bandisca la guerra e la logica degli imperi per riconoscere i diritti dei popoli e di ogni minoranza religiosa, etnica, culturale e politica.
Insieme dichiariamo che la fuga dalla guerra e dal terrore di migliaia di cristiani, musulmani e di altre minoranze etniche e religiose dal Medio Oriente, oltre che provocare lo sgretolamento del tessuto sociale di questa martoriata regione, segna  la sconfitta di ogni principio di civiltà, di convivenza e di democrazia.
Insieme dichiariamo che chi oggi nel nome dell’islam colpisce con brutale violenza i cristiani, gli stessi musulmani e altre minoranze religiose, offende l’intera umma e la vocazione alla pace che sta alla radice della  rivelazione coranica.
Insieme dichiariamo che  la nostra pratica di dialogo e la nostra comune invocazione della pace si intrecciano al nostro impegno per la giustizia sociale.
Insieme ci impegniamo perché le nostre comunità sentano sempre più viva la necessità e l’urgenza di un lavoro educativo e teologico teso a promuovere il valore della nonviolenza tra i propri fedeli, togliendo ogni  legittimità teologica o religiosa a chi promuova guerre, stupri violenze e intolleranza nei confronti di altri uomini e di altre donne, di bambini e bambine qualsiasi sia la loro fede o il loro orientamento culturale.
In nome della nostra amicizia, della nostra coscienza e delle nostre rispettive dottrine di pace, vogliamo che la XIII giornata del dialogo cristiano-islamico, che si celebrerà il prossimo 27 ottobre 2014, si svolga all’insegna di un impegno coerente affinché nessuno creda che la sopraffazione e la crudeltà possano in qualche modo essere difesa o compensazione di torti subiti.
Lo affermiamo nel nome delle nostre comuni radici che sono amore, misericordia e compassione e che ci spingono a praticare reciproca accoglienza e ad essere protagonisti di azioni di  riconciliazione.
I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
 
Fonte:

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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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