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Roma - 10 Gennaio 2014 - Ore 21 -Caffè Letterario "Mangiaparole"- Gabriele La Porta presenta Mario Sammarone. - da Salvatore Armando Santoro

 

Appuntamento con lo scrittore Mario Sammarone

Venerdì 10 Gennaio 2014, presso il caffè letterario “Mangiaparole” a Roma (via Manlio Capitolino n. 7, zona Furio Camillo), Mario Sammarone presenterà alcuni suoi scritti di narrativa. Il reading inizierà alle ore 21:00 e sarà un’occasione per conoscere il giovane scrittore abruzzese. Protagonisti della serata saranno Fabrizia Scopinaro, giovane attrice, che interpreterà i racconti, insieme a Sacha Marango ed Andrea Paolucci che accompagneranno con chitarre e percussioni, creando un gioco di atmosfere.
Mario Sammarone presenterà racconti già pubblicati e, trovandosi a Roma, la città dove è ambientato il suo romanzo ancora inedito, avrà modo di leggere agli amici e a tutti i presenti estratti del suo libro, un corposo romanzo storico ambientato nella Roma imperiale del III sec. d. C.
Mario Sammarone, giovane scrittore di Lanciano, vive a Roma e ha pubblicato “Purificazione” su Watt (Roma, 2013) e “L’uomo con il vestito violetto” sul nostro blog . Collabora con blog, riviste culturali e con la casa editrice Solfanelli-Tabula Fati. Ha scritto il saggio “Adriano Olivetti: L’Italia migliore” per Antarés (Bietti, Milano).

 

 


BUON ANNO A TUTTI - da Salvatore Armando Santoro

 

 

BUON ANNO A TUTTI

(Ed anche al portale che sta superando le 30.000 visite in più rispetto a Giugno e si avvia superarne le 363.000 complessive)

 

Auguro a tutti un sereno 2014.

Non voglio aggiungere altro perché la mia professione non è di fare il profeta (anche se i poeti vivono sempre di speranza e la seminano in abbondanza) e non mi va di vendere illusioni con degli auguri fasulli.

So per certo che dalla crisi non ne usciremo neppure nel 2014. Non vi sono segnali di ripresa per poter ammettere che questo stia accadendo e possa accadere il prossimo anno, anzi i segnali sono tutti in negativo e se i governi (badate dico i governi) non si mettono d'accordo a livello europeo per introdurre regole condivise ed uniformi nella Comunità Europea (e non solo per quanto riguarda i contratti di lavoro ed i diritti dei lavoratori) che mettano tutti i paesi comunitari nelle identiche condizioni di legge e di concorrenza, da questa crisi ne usciremo tutti bastonati e l'egoismo potrà dare fiato anche a quelle forze che vorrebbero chiudere l'esperienza comunitaria e far piombare tutta l'Europa nel buio più completo.

La mia generazione è stata fortunata. L'Europa ha almeno garantito 70 anni di pace nel nostro continente. E badate bene che solo questo dovrebbe far riflettere se il dato fosse proiettato all'anno della mia nascita (1938) che fu l'anno che accese la 2.a guerra mondiale con focolaio proprio in Europa.

Ed allora largo alla solidarietà tra i popoli europei ed al buon senso affinché da una unità effettiva e politica dell'Europa ne vengano fuori proposte per cercare di regolarizzare il mercato a livello mondiale per bloccare le manovre delle multinazionali della finanza che sulla povertà dei popoli realizzano i propri guadagno e fanno prosperare i loro affari.

Salvatore Armando Santoro - Webmaster

 


Desideri per Natale 2013 e Capodanno 2014 - da Francesco Galgani

Desideri per Natale 2013 e Capodanno 2014

Natale si avvicina, Capodanno anche, i piccoli aspettano che per magia compaiano i regali sotto l'albero e i grandi sono indaffarati a organizzare le festività come da tradizione. Cosa desiderare? Magari un mondo d'amore in cui tutti si vogliono bene? Troppo difficile? Perché? In fin dei conti, almeno secondo le origini cristiane, il Natale porta con sé un messaggio di amore: http://www.lastampa.it/2013/12/16/italia/cronache/la-nascita-a-betlemme-un-messaggio-di-amore-dnXHgsRXInlX403U3tCkJJ/pagina.html

Da una prospettiva laica ed atea, quel che mi chiedo è come sia possibile parlare di amore se, per festeggiare, viene inflitta tanta inutile sofferenza ai nostri amici animali, che gioiscono e soffrono proprio come noi. Il mio primo desiderio e augurio per queste festività, e magari per ogni giorno dell'anno, è il rispetto e l'amore per la vita, quindi... buon Natale e buon Capodanno cruelty-free. L'alimentazione vegetariana, che può essere deliziosa, buonissima e adatta sia per la vita quotidiana sia per le occasioni importanti, non è solo rispetto per la vita degli altri, ma innanzitutto per la propria, in quanto costituisce a tutti gli effetti una misura di “prevenzione primaria” dello stato di salute: http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/opuscolo_vantaggi_veget.html

Una considerazione importante per le prossime festività e per il nuovo anno che si avvicina: i desideri non si realizzano da soli, siamo noi a realizzarli.

Il Capodanno 2014 sarà un nuovo inizio e ciascuna e ciascuno di noi può scegliere come migliorare la propria vita. Non esistono desideri impossibili: il limite tra possibile e impossibile lo decidiamo noi, con la nostra mente. Anche la pace e la felicità sono possibili.

«Conoscete quella storiella della rana che riuscì a salvarsi dopo essere caduta in una fossa profondissima? Due rane mentre viaggiavano attraverso la foresta caddero in un fosso e quando le altre rane videro quanto profonda era la buca, affacciandosi al bordo, cominciarono a dire loro che non ce l'avrebbero mai fatta a risalire. Una delle due, dopo aver tentato di uscire a grandi salti, si rassegnò, e dando per certa la predizione delle compagne, si lasciò andare e morì. La seconda invece continuava a saltare più in alto che poteva. Le altre rane ricominciarono a urlare di smettere di lottare invano e di lasciarsi morire. Proprio allora la rana raccolse tutte le sue energie e riuscì a fare quel salto che la portò fuori dal fosso. Quando le compagne le chiesero come avesse fatto a non arrendersi, lei spiegò che era sorda. Per tutto il tempo aveva creduto che la stessero incoraggiando...
Quante volte nella vita reale un difetto può rivelarsi il miglior vantaggio e una debolezza la più utile delle occasioni! Eppure, l'influenza esterna sulle nostre azioni e percezioni è spesso talmente forte da determinare successi e insuccessi, vittorie e sconfitte. Ma siamo sicuri che si tratti di fattori esterni? La rana sorda della storiella non ha fatto altro che immaginare le frasi che le compagne stavano urlando. Per sua fortuna era una rana ottimista. Così ha creduto nel sostegno delle altre e nella propria capacità di farcela. E se l'è cavata. Perché nella sua testolina ronzavano tre semplici paroline: “Ce la farò”»*.

Capisco che la situazione attuale del nostro paese e di buona parte del mondo è drammatica e le proprie forze potrebbero non sembrare sufficienti per superare gli ostacoli, ma siamo noi per primi a poter creare un cambiamento e a crederci: è più che mai necessario ritrovare un momento di solidarietà vera, di fiducia reciproca, di abbandono di quell'egoismo che prima o poi sarà la tomba di tutti se non comprenderemo che soltanto unendo le forze potremo restituire la speranza al mondo. La crisi personale e sociale è occasione di crescita e di miglioramento, se lo vogliamo e se ci crediamo. Tutto parte da noi, dai nostri pensieri, dalle nostre parole, dalle nostre azioni. «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo», disse il Mahatma Gandhi, ovvero per cambiare il mondo prima dobbiamo cambiare noi stessi.

Auguro a tutti Buone Feste responsabili e solidali :)

Francesco Galgani

* da un articolo di Antonella Sinopoli, pubblicato su Il Nuovo Rinascimento num. 418, 15 aprile 2009


Faletti Loredana - Presentazione "Romanzo Antico" 4 Gennaio a Susa - da Salvatore Armando Santoro

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L'italia che sogna l'impossibile e lo realizza! Un video, un paio di libri, alcune considerazioni - da Francesco Galgani

Buon giorno a tutti!

Non esiste solo un'Italia sofferente e malata, dove non funziona nulla... un'Italia disperata, come quella che passa attraverso la tv e i giornali (che solitamente ritraggono solo una parte della realtà e spesso distorcendola a proprio piacimento).

Esiste anche un'altra Italia che sogna l'impossibile e lo realizza, esiste anche un cambiamento dal basso fatto di persone di cui pochissimi parlano, persone che sognano l'impossibile e lo realizzano. Esiste un'Italia diversa, un'Italia migliore, fatta di valori che sono assolutamente in controtendenza rispetto a quello che i mass media quotidianamente ci propinano.

Ieri, su Reset!, è stato ospite il videomaker e giornalista Daniel Tarozzi, che ha raccontato del suo viaggio di 7 mesi e 7 giorni, a bordo del suo camper, per raccontare l'Italia della decrescita, del Km 0, dell'economia della felicità in un paese - l'Italia - sommersa da tasse, crisi, inefficienze e disastri.

Link al video, buona visione: http://www.youtube.com/watch?v=RDncwLDDL64

Tempo addietro avevo tentato di parlare di decrescita felice e oggi ci riprovo, perché la maggior parte delle persone non sanno neanche di cosa si tratti e l'approccio scientifico e pratico che ci sta dietro: non è un'utopia o un'idea campata per aria, è una realtà.

Un suggerimento per la lettura: "La decrescita felice", di Maurizio Pallante, Editori Riuniti (2005, link), o il più recente "La felicità sostenibile", dello stesso autore, edito nel 2010 da Rizzoli e acquistabile sia in forma cartacea sia come ebook a 10 euro, alla pagina: http://books.google.it/books?id=uLoQaJs93jIC

«I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l'avvicinarsi dell'esaurimento delle fonti fossili e le guerre per averne il controllo, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, l'aumento dei rifiuti, le devastazioni e l'inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti con l'ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell'attività produttiva. In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescità infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l'impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l'India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale. Né si può pensare che si possano mantenere le attuali disparità tra il 20 per cento dell'umanità che consuma l'80 per cento delle risorse e l'80 per cento che deve accontentarsi del 20 per cento. Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un'altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare, di sperimentare modi diversi di rapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi.»

RIcopio una delle recensioni del libro "La decrescita felice":

«Si può essere felici perché l’economia non cresce? «Certo che no!», risponderebbe qualsiasi persona fermata a caso per la strada. Identica sarebbe la posizione di imprenditori e operai, finanzieri e impiegati, professori e contadini. Persino la politica, sconquassata come non mai da fratture e divisioni, ritroverebbe unità nel respingere la domanda come una provocazione assurda. Quello della crescita del Pil (il prodotto interno lordo) è forse l’ultimo vero dogma dell’età contemporanea, l’unico che nessuno aveva ancora osato mettere seriamente in discussione. Certo ne erano già stati sottolineati limiti e pericoli: il benessere ridotto alla misura della quantità delle merci prodotte, per un verso; e la capacità di tenuta dell’ambiente naturale a fronte di un’economia protesa alla crescita infinita, per l’altro. Ma che venisse esplicitamente posta la questione della diminuzione del Pil ancora non era accaduto. Lo ha fatto Maurizio Pallante nel libro La decrescita felice – un titolo che a molti suonerà come un ossimoro – stampato dagli Editori Riuniti.
Pallante è uno che parla chiaro. Ha il gusto della provocazione, ma anche il pallino della concretezza. Non si limita a criticare, propone anche. Il suo libro è, insieme, una lucida lettura delle perversioni e delle contraddizioni della nostra società e un manuale di consigli pratici da applicare nella vita quotidiana. Dall’analisi di concetti-chiave della cultura occidentale – innovazione e progresso – all’autoproduzione dello yogurt, in un libro che si legge d’un fiato.
La tesi centrale de La decrescita felice è che l’economia basata sulla crescita del Pil rappresenta un inganno: pretende di rispecchiare il benessere di una società, ma in realtà si limita a calcolare la quantità delle merci prodotte. E non sempre crescita della produzione e benessere vanno d’accordo. Rimanere bloccati nel traffico fa crescere la quantità di carburante consumato, ma certo non migliora la qualità della vita. Lo stesso vale per le calamità naturali: la ricostruzione di New Orleans darà una bella spinta all’economia statunitense, ma è facile immaginare che gli abitanti della città avrebbero fatto volentieri a meno di Katrina. Il punto è che l’economia odierna non distingue più tra beni e merci, ignora gli uni e pone esclusiva attenzione sulle altre. Quel che conta sono le cose comprate e vendute, tutto il resto non esiste: gli stessi pomodori di uno stesso orto fanno salire il Pil se immessi sul mercato, ma non esistono se finiscono sulla tavola di chi se li è coltivati. La logica cui è improntato il sistema attuale è quella della continua crescita delle merci prodotte. Dire che il Pil non cresce è diventato un tabù: quando le cose vanno male si dice che «la crescita è negativa». Conseguenza inevitabile di tale impostazione è il progressivo inserimento di quasi ogni sfera della vita sociale nell’ambito dei circuiti mercantili: se l’imperativo è quello della continua crescita della produzione, allora si devono conquistare sempre nuove sfere di mercato, perché quelle tradizionali prima o poi raggiungono la saturazione. Ecco allora che anche i bisogni fino a pochi decenni fa assolti in famiglia – si pensi alla cura dei bambini e degli anziani – trovano ora soddisfazione sul mercato. Poco alla volta la logica mercantile ha rimodellato le stesse strutture sociali a misura delle proprie esigenze: quel di cui ha bisogno è di una massa di individui isolati che sanno solo consumare, perché incapaci di far fronte ad alcuna delle proprie necessità né personalmente né tramite la propria sfera di relazioni.
Pallante porta alle estreme conseguenze il ragionamento, applicando la sua chiave di lettura al sottosviluppo, alla disoccupazione, allo stato sociale, al femminismo, al Sessantotto, all’arte contemporanea. Qualcuno potrà rimanerne a tratti sconcertato, tante sono le certezze rimesse in discussione. Altri potranno provare fastidio per un libro che è contemporaneamente rivoluzionario e reazionario, attacca la destra e la sinistra, propugna la difesa dell’ambiente e se la prende con gli ecologisti, reclama la riscoperta delle conoscenze tradizionali e sostiene la capillare diffusione delle più avanzate tecnologie energetiche. Sembrano aspetti inconciliabili; e invece il libro sorprende per la sua rigorosa coerenza, la linearità delle argomentazioni, la limpidezza del ragionamento.

Coerenza e limpidezza che si ritrovano anche nella parte propositiva. L’idea è quella di tagliare l’erba sotto i piedi al sistema economico, escludendo il mercato ogniqualvolta sia possibile soddisfare i propri bisogni autonomamente, tramite l’autoproduzione, o instaurando rapporti con gli altri, attraverso scambi non mercantili basati sul dono e sulla reciprocità. Diversamente da molti di coloro che si occupano di questi temi, Pallante non è un moralista: pur riconoscendo il valore delle scelte ispirate alla sobrietà, le sue idee non si basano sui buoni sentimenti. Il libro non ci chiede di rinunciare a una parte del nostro benessere, ma, al contrario, ci indica la strada per vivere meglio, svelando l’inganno di un’economia che spaccia la quantità per la qualità. Comprare di meno vuol dire far diminuire il Pil, ma non per forza significa avere di meno: basta prodursi da sé o scambiare con altri autoproduttori quel che non si compra più. E sappiamo tutti che una marmellata buona come quella della nonna di certo non la vendono al supermercato.»

Anche nella mia tesi di laurea, che sarà pubblicata a fine gennaio, a un certo punto parlo dell'inganno di associare il benessere "solo" alla possessione di denaro, seppur da un altro punto di vista, ovvero sulle ripercussioni negative che ciò ha sia a livello sociale e sia a livello dell'individuo.

Ancora una volta, ripeto che non stiamo parlando di cose astratte, ma di ciò che già sta realmente avvenendo in tante realtà italiane, come documentato nel libro di Daniel Tarozzi "Io Faccio così – Viaggio in Camper alla Scoperta dell’Italia che Cambia":

http://www.italiachecambia.org/il-libro/

«Nonostante la crisi, i partiti, le tasse… c’è un’Italia che reagisce, che non molla, che va avanti e crede nel futuro. Daniel Tarozzi ha deciso di salire sul camper e andare a scoprirla e a raccontarla.

Sette mesi on the road, senza scadenze o itinerari precisi, inseguendo le esperienze di chi ci prova a cambiare vita e a non rassegnarsi al peggio. La scoperta è che si sta creando una rete diffusa dal Nord al Sud di microeconomie che valorizzano il territorio e le competenze delle persone, spesso promuovendo lavori che le statistiche nemmeno rilevano: in città, in campagna, da soli, in gruppo. Sempre all’insegna dell’ecocompatibilità, del risparmio e della qualità della vita. Contadini, inventori, imprenditori, manager, artigiani, neolaureati, artisti: le loro storie non fanno più parte dell’aneddotica ma costituiscono una realtà che va raccontata e fotografata e dimostrano che un altro Pil, più vero e di qualità, è possibile.»

Secondo me, informarsi su queste cose, documentarsi e usare la Rete per condividere in maniera argomentata e sensata queste informazioni è già un passo avanti per un mondo migliore,

Francesco


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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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