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23.3.2014 - Ore 10,30 - Firenze Salone de' Dugento - Emissione Filatelica Michelangelo Buonarroti - da Salvatore Armando Santoro

 

 

Presidenza del Consiglio Comunale Firenze

 

 firenzestemma_comune.png

 

  Cerimonia di commemorazione di

 

Michelangelo Buonarroti

e dell’Emissione Filatelica a lui dedicata nel 450° anniversario della morte

 

Interverranno

Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Comunale

Cristina Acidini, Soprintendete per il Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze

Luigi Baldini, Direttore Filiale Firenze 1 Poste Italiane

 

 

Domenica 23 marzo 2014 ore 10.30

Palazzo Vecchio, Salone de’ Dugento

 


QUANDO SI PARLA DI POESIA! - da Salvatore Armando Santoro

QUANDO SI PARLA DI POESIA QUALUNQUE PENSIERO VA ASCOLTATO. ANCHE QUESTO DELL'AMICO FRANCESCO, CHE E' UN INNO ALLA POESIA, VA SOCIALIZZATO!

Ieri sera, nella Community degli studenti, nel gruppo "Cuore di umanità", ho scritto quanto segue. Parlo di poesia e non solo...

Quasi tre mesi fa avevo scritto un brevissimo post in questo gruppo: "Quando uno è contento di se stesso, ama l'umanità", e, poco più di una settimana fa, Carla aveva risposto con un commento ancora più breve: "Dipende...". Non commento quel vecchio post ma ne scrivo uno nuovo, altrimenti chi riceverà la notifica non capirà a cosa sto rispondendo.

Cosa significa che "quando uno è contento di se stesso, ama l'umanità"? E' qualcosa che a volte ho provato, ma non è una condizione facile da mantenere, richiede un impegno attivo nella pulizia del proprio cuore. A volte è più facile odiare tutto e tutti, compresi se stessi, perché tutti sappiamo cos'è la sofferenza. E' invece meno comune amare tutto e tutti, compresi se stessi.

Chi si sente separato dagli altri non può capire cosa c'entri lo stare bene con se stessi e l'amore per l'umanità. Io stesso non posso capirlo se mi sento come se io fossi da una parte e gli altri da un'altra. Ma quando ci sentiamo parte di tutto e al contempo sentiamo che tutto è dentro di noi, allora ecco quell'amore difficile da descrivere di cui sto parlando.

Una volta l'ho espresso in versi che non potrò mai dimenticare, mi vennero spontanei e ricordo ancora dove mi trovavo. Scrissi:

"Pace e felicità
regnano in un cuore che di tutto è parte
e tutto contiene."

E' una condizione difficile da comprendere, si può solo vivere. La poesia intera si intitola "Nel giardino della vita", esprime qualcosa che forse è ciò che il buddismo chiama "buddità", ma potrebbe chiamarsi anche in altri modi. Link:
http://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/60-nel-giardino-della-vita

Non sono sempre così, anzi, come essere umano quale sono e fui conosco molte condizioni della vita, dall'inferno di incessante sofferenza a condizioni più piacevoli. Quella poesia è come la fotografia di un istante di vita. Ma a volte, ad anni di distanza, mi sento ancora come quel "filo d'erba che ama ogni pianta" citato nella poesia. Una volta l'ho detto ad un amico, ma la sua sprezzante risposta fu espressione di un animo che non comprende la delicatezza e la soavità del poeta.

Appunto, è una questione di poesia. Come scrisse Daisaku Ikeda, autore che cito spesso in questa pagina: "Ora più che mai abbiamo bisogno della voce fragorosa ed eccitante della poesia. Abbiamo bisogno del canto di pace appassionato del poeta, dell'esistenza condivisa e reciprocamente solidale di tutte le cose. Abbiamo bisogno di risvegliare lo spirito poetico dentro di noi, l'energia giovane di vita e la saggezza che ci fa vivere nel modo più pieno. Tutti dobbiamo essere poeti.
Un antico poeta giapponese scrisse: «Le poesie nascono come diecimila foglie di parole dai semi del cuore della gente».
Il nostro pianeta è sfregiato e compromesso, il suo sistema di vita a rischio di collasso. Dobbiamo fare ombra e proteggere la Terra con "foglie di parole" che emergono dalle profondità della vita. La civiltà moderna sarà sana solo quando lo spirito poetico riguadagnerà il suo posto legittimo."

Francesco

 


Centenario nascita Mario Luzi - da Salvatore Armando Santoro

CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI IN TOSCANA PER COMMEMORARE LA NASCITA DI MARIO LUZI. DOPO QUELLE IN CORSO DI CATERINA TROMBETTI A FIRENZE, ANCHE SIENA HA VOLUTO RISERVARE UNA GIORNATA DI STUDIO A MARIO LUZI. VI RIPORTIAMO L'ARTICOLO PUBBLICATO SUL "CORRIERE DI MAREMMA" PER MEGLIO VALUTARE ED APPROFONDIRE IL SENSO DI QUESTE MANIFESTAZIONI.

luzi_centenario_corr_maremma3.jpg

 

 


Testimonianza di Tito Alvarado - da Salvatore Armando Santoro

Ayer, hoy, mañana y siempre

Ayer se ha celebrado el día internacional de la mujer. Yo estaba con el alma en otra parte y dejé pasar hasta hoy. Para mi sorpresa nadie de nosotros, que yo sepa, ha dicho algo memorable para homenajear a cada una de las mujeres que comparten los vaivenes de este barco.

No importa, ahora ya tengo el alma en el cuerpo y puedo escribir lo que no escribí ayer.

Que ayer haya sido no significa que no sea hoy, como así mismo lo será mañana y siempre, pues siempre es el día de la mujer. En todo acto de belleza, en todo arte, en todo acto de amor, en todo hecho revolucionario, en todo cambio hay la participación de la mujer. Esto lo constatamos en SUR y en Palabra en el mundo, la mayoría son mujeres, las que están siempre, son mujeres.

Recuerdo que en mi juventud fui revolucionario profesional, luego del golpe supe de la valentía de las personas y de cuanto estaban dispuestas a sacrificar. Pasado unos meses me enviaron a Temuco a organizar la resistencia contra la dictadura, allí habían asesinado a diez compañeros en una noche infausta. Quien fue enviado antes de mi, no duró un mes, dejó la tarea abandonada. Yo encontré cuatro mujeres que me brindaron su apoyo y con ellas y algunos muchachos más pudimos retomar la hebra de la esperanza. Nuestro primer acto contra la dictadura fue celebrar el día internacional del trabajo con un partido de fútbol entre obreros de la construcción.

Ahora en otras latitudes, en otras aventuras de la sobre vivencia, en otros avatares del hacer camino, nada de lo logrado en lo personal y en lo colectivo sería posible sin una y mil mujeres que son una y mil distintas.

Como homenaje a cada una de ellas que son madres, hermanas, primas, hijas, sobrinas y sobre todo personas entregando amor y vida a este sueño posible simplemente les digo gracias por ser como son y aportar lo que aportan. Un día por venir entraran todas en El Jardín de las Alicias, allí será su edén de realización plena.

Por ahora es simplemente un deseo, en la continuidad está la realización de este y otros muchos.

Compañeras de viaje y del alma hermanas, para ustedes mi cariño y mi respeto.

Tito Alvarado


L'IDEOLOGIA DEL DENARO ANTICAMERA DELL'INFERNO! - da Salvatore Armando Santoro

 

SE QUESTE COSE LE AVESSI DETTE IO MI DIREBBERO CHE SONO COMUNISTA. ED INVECE LE HA SCRITTE IL NUOVO PAPA AI VESCOVI. ATTENTO FRANCESCO, E' PERICOLOSO QUELLO CHE TU DICI E DI “ANTICOMUNISTI” ANCORA CE NE SONO TANTI IN GIRO, ATTENTO!



 

ESORTAZIONE APOSTOLICA
EVANGELII GAUDIUM
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULL' ANNUNCIO DEL VANGELO
NEL MONDO ATTUALE

 

 

INDICE

CAPITOLO SECONDO


NELLA CRISI DELL'IMPEGNO COMUNITARIO

I. Alcune sfide del mondo attuale [52-75]

No a un’economia dell’esclusione [53-54]
No alla nuova idolatria del denaro [55-56]
No a un denaro che governa invece di servire [57-58]
No all’inequità che genera violenza [59-60]
Alcune sfide culturali [61-67]
Sfide dell’inculturazione della fede [68-70]
Sfide delle culture urbane [71-75]



No alla nuova idolatria del denaro

55. Una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predomino su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo.

56. Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole. Inoltre, il debito e i suoi interessi allontanano i Paesi dalle possibilità praticabili della loro economia e i cittadini dal loro reale potere d’acquisto. A tutto ciò si aggiunge una corruzione ramificata e un’evasione fiscale egoista, che hanno assunto dimensioni mondiali. La brama del potere e dell’avere non conosce limiti. In questo sistema, che tende a fagocitare tutto al fine di accrescere i benefici, qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta.

No a un denaro che governa invece di servire

57. Dietro questo atteggiamento si nascondono il rifiuto dell’etica e il rifiuto di Dio. All’etica si guarda di solito con un certo disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la manipolazione e la degradazione della persona. In definitiva, l’etica rimanda a un Dio che attende una risposta impegnativa, che si pone al di fuori delle categorie del mercato. Per queste, se assolutizzate, Dio è incontrollabile, non manipolabile, persino pericoloso, in quanto chiama l’essere umano alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da qualunque tipo di schiavitù. L’etica – un’etica non ideologizzata – consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano. In tal senso, esorto gli esperti finanziari e i governanti dei vari Paesi a considerare le parole di un saggio dell’antichità: « Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro ».[55]

58. Una riforma finanziaria che non ignori l’etica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma ha l’obbligo, in nome di Cristo, di ricordare che i ricchi devono aiutare i poveri, rispettarli e promuoverli. Vi esorto alla solidarietà disinteressata e ad un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano.

No all’inequità che genera violenza

59. Oggi da molte parti si reclama maggiore sicurezza. Ma fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’inequità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione. Quando la società – locale, nazionale o mondiale – abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità. Ciò non accade soltanto perché l’inequità provoca la reazione violenta di quanti sono esclusi dal sistema, bensì perché il sistema sociale ed economico è ingiusto alla radice. Come il bene tende a comunicarsi, così il male a cui si acconsente, cioè l’ingiustizia, tende ad espandere la sua forza nociva e a scardinare silenziosamente le basi di qualsiasi sistema politico e sociale, per quanto solido possa apparire. Se ogni azione ha delle conseguenze, un male annidato nelle strutture di una società contiene sempre un potenziale di dissoluzione e di morte. È il male cristallizzato nelle strutture sociali ingiuste, a partire dal quale non ci si può attendere un futuro migliore. Siamo lontani dalla cosiddetta “fine della storia”, giacché le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate.

60. I meccanismi dell’economia attuale promuovono un’esasperazione del consumo, ma risulta che il consumismo sfrenato, unito all’inequità, danneggia doppiamente il tessuto sociale. In tal modo la disparità sociale genera prima o poi una violenza che la corsa agli armamenti non risolve né risolverà mai. Essa serve solo a cercare di ingannare coloro che reclamano maggiore sicurezza, come se oggi non sapessimo che le armi e la repressione violenta, invece di apportare soluzioni, creano nuovi e peggiori conflitti. Alcuni semplicemente si compiacciono incolpando i poveri e i paesi poveri dei propri mali, con indebite generalizzazioni, e pretendono di trovare la soluzione in una “educazione” che li tranquillizzi e li trasformi in esseri addomesticati e inoffensivi. Questo diventa ancora più irritante se gli esclusi vedono crescere questo cancro sociale che è la corruzione profondamente radicata in molti Paesi – nei governi, nell’imprenditoria e nelle istituzioni – qualunque sia l’ideologia politica dei governanti.

Salvatore Armando Santoro - Webmaster


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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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