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LA FAME NEL MONDO (Da parte di Daniela Terrile) - da Salvatore Armando Santoro

CHI HA CONOSCIUTO LA FAME SA COS'E'

Una ottima lettura del ritorno della fame sul pianeta e dei rapporti di produzione e di proprieta' che la causano. Un'ulteriore dimostrazione che la tecnologia non e' mai neutrale.

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l'Unita' 4 Giugno 2008
La rivoluzione che portò fame
Piero Bevilacqua
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Se ne parla ormai con allarme da molti mesi. Agli abituali 800 milioni e passa di affamati annualmente censiti dalla Fao se ne va aggiungendo un numero imprecisato che aumenta di giorno in giorno. Analisti e commentatori hanno chiarito soprattutto le ragioni congiunturali di ciò che sta avvenendo.

Cescita della domanda, soprattutto di carne e quindi di mangimi nei Paesi emergenti, annate di prolungata siccità in importanti regioni cerealicole, vaste superficie di suoli convertiti ai biocarburanti, aumento del prezzo del petrolio, speculazione finanziaria sui titoli delle materie prime, ecc. E tuttavia l'attuale fase non è una congiuntura astrale, il fatale combinarsi di «fattori oggettivi».

Luciano Gallino, su Repubblica, ha ben messo in luce le responsabilità dell'Occidente nel determinare le condizioni dei nostri giorni. Ma le responsabilità non sono solo recenti, rimandano a una storia di scelte e di strategie che occorre rammentare se si vogliono trovare soluzioni durevoli a un problema di così scandalosa gravità.

La diffusione epidemica della fame nel mondo ha una origine storica ormai non più recente. Essa nasce con la rivoluzione verde avviata dagli USA negli anni 60 in vari Paesi a basso reddito e proseguita con crescente intensità nei decenni successivi. Quella rivoluzione venne definita verde perché essa aveva il compito strategico di contrastare, nelle campagne povere del mondo, l'onda rossa del comunismo. Essa doveva impedire che l'avanzare di una rivoluzione sociale - come quella che aveva consegnato la Cina al partito comunista di Mao - investisse altre aree del mondo povero di allora. Ed era verde non perché rivestisse anticipatrici connotazioni ambientalistiche, ma perché puntava a una radicale trasformazione tecnologica dell'agricoltura senza sovvertire i rapporti di proprietà. Non la liquidazione dei latifondi, ancora così diffusi in tutti i continenti, né la distribuzione della terra ai contadini, ma una via tecnologica. Essa puntava a innalzare la produzione unitaria, a modernizzare le campagne sul modello occidentale, risolvere il problema elementare del cibo per tutti e fornire così un potere stabile alle classi dirigenti locali amiche dell'Occidente. In una fase storica in cui una moltitudine di Paesi si stava liberando dal giogo coloniale una rivoluzione sociale nelle campagne costituiva una eventualità tutt'altro che remota..

La rivoluzione verde si è imposta attraverso un dispositivo molto semplice: la diffusione di un «pacchetto tecnologico» (technical package) composto da sementi ad alte rese, concimi chimici, pesticidi, ecc. Tutti gli elementi del pacchetto erano indispensabili e fra loro interdipendenti per la riuscita dell'innovazione. Senza i concimi chimici le sementi non davano rese elevate, senza i pesticidi le piante, create in laboratorio, venivano decimate dai parassiti. E occorreva, infine, un ricorso senza precedenti all'uso dell'acqua. D'un colpo i saperi millenari con cui i contadini avevano provveduto sino ad allora alla produzione del proprio cibo venivano sostituiti da uno schema tecnologico calato dall'alto su cui essi non avevano più alcun potere. Non potevano più utilizzare le loro sementi, perché dovevano ormai acquistarle all'esterno, e così il concime, i pesticidi, più tardi i diserbanti, ecc. Essi dovevano limitarsi ad applicare i dettami di una scienza esterna di cui non capivano i meccanismi e che alterava gravemente il loro habitat naturale. Ma la loro agricoltura diventava dipendente dall'industria agrochimica occidentale. Oggi i contadini che sono rimasti sulla terra subiscono l'aumento generale dei prezzi di tutti questi imput esterni dipendenti dal petrolio. Di passaggio rammentiamo che l'introduzione degli Ogm aggiungerebbe a queste spese di esercizio anche il pagamento delle royalties sui semi protetti da patenti: con quali vantaggi per risolvere il problema della fame è facile capire.


Ma allo spossessamento culturale si è accompagnato, ancor più violento, lo sradicamento sociale. La grande maggioranza dei contadini non era in grado di reggere le spese di esercizio di quella nuova agricoltura e abbandonava le campagne. D'altra parte, per applicare con piena efficienza economica il pacchetto tecnologico occorreva puntare sulle grandi aziende, accorpare le piccole proprietà coltivatrici, abolire le agricolture miste (che garantivano l'autosuffcienza alimentare delle famiglie), estendere le monoculture, introdurre i trattori. Era il trionfo dell'agricoltura industriale, con pochi addetti (in regioni del mondo affamate di lavoro) che aumentava significativamente la produzione globale dei vari Paesi, ma spingeva milioni di contadini ad abbandonare la terra, costringendoli a comprare il modesto cibo quotidiano che prima producevano con le proprie mani. Ma quei contadini non hanno trovato fonti di reddito alternative. Diversamente da quanto è accaduto in Europa o in USA, nella seconda metà del '900, non hanno avuto la possibilità di trovare lavoro nelle fabbriche o nei servizi urbani. Hanno creato un nuovo esercito di poveri. La crescita delle megalopoli asiatiche e latino-americane, la diffusione delle baraccopoli in Africa e in varie altre regioni del mondo, nel secolo scorso, sono in gran parte l'esito di queste migrazioni rurali. E qui la fame trionfa.

A partire dagli anni 80, con le politiche della Banca Mondiale e del FMI volte a «orientare al mercato» le economie dei Paesi a basso reddito, le scelte avviate con la rivoluzione verde hanno ricevuto una definitiva consacrazione. Ma esse hanno mostrato, in maniera ineccepibile, il loro stupefacente fallimento. L'innegabile successo economico-produttivo di quelle scelte non ha affatto scalfito l'iniquità sociale dei rapporti sociali e dell'accesso ai mezzi di produzione, soprattutto alla terra. Esemplare il caso dell'India. Qui, tra il 1966 e il 1985 la produzione di riso è passata da 63 milioni di tonnellate a 128, facendo di questo Paese uno dei maggiori esportatori di derrate fra i Paesi poveri. Eppure la maggioranza degli oltre 800 milioni di affamati si trova oggi in India. Qui, nel 2000, si è verificato un surplus di cereali di 44 milioni di tonnellate, che sono state destinate all'esportazione, come vuole il credo liberista. Ma diversamente esemplare è il caso dello Stato indiano del Kerala. Qui, nel 1960, è stata realizzata un'ampia riforma agraria, che ha distribuito la terra ai contadini - il 90% della popolazione - assegnando a essi una superficie non superiore agli 8 ettari. La fame del resto dell'India qui è sconosciuta, l'ambiente è integro, le foreste ben curate. Eppure il Kerala ha una densità di 747 individui a km2, il triplo di quella della Gran Bretagna. D'altra parte è ben noto: numerose ricerche condotte in USA, in Europa e in giro per il mondo hanno mostrato la più elevata produttività unitaria della piccola proprietà coltivatrice rispetto alla grande azienda agricola. Senza considerare che essa garantisce la rigenerazione della terra, impiega poca energia, acqua, pesticidi, conserva la biodiversità agricola, riduce la produzione di CO2.


Dunque, dopo tanti decenni di questa strategia verde oggi tutti possono ammirarne i mirabolanti successi: il numero degli affamati nel mondo non è mai significativamente diminuito e oggi rischia di conoscere una nuova e tragica impennata. L'agricoltura dipende da potenze economiche inesistenti solo mezzo secolo fa: i colossi chimico-sementieri la cui strategia può condizionare la vita di intere popolazioni. Cargill, Dupont, Monsanto, ecc accrescono i loro affari mentre anche nella civilissima Europa si diffonde il salariato agricolo semischiavile e ovunque continua l'esodo dalle campagne. Eppure governi, organismi internazionali, esperti perseguono nel loro vecchio errore: voler trasformare le campagne del Sud nella copia delle agricolture industriali occidentali. La panacea è sempre la stessa, garantire l'espansione del cosiddetto libero mercato. Pazienza se il mondo tende a diventare un'immensa megalopoli e le campagne si ridurranno a poche monoculture lavorate con le macchine. Quanto agli affamati è sufficiente l'elemosina degli aiuti, che servono a smaltire le eccedenze agricole dei Paesi ricchi e a tacitare la coscienza delle più ipocrite classi dirigenti di tutta la storia contemporanea.

 

A cura di Daniela Terrile

mailto:daniela.terrile@gmail.com

(Radio Alma - Bruxelles)


DA GALGANI FRANCESCO: Come distruggere l'innovazione - da Salvatore Armando Santoro

COME DISTRUGGERE L'INNOVAZIONE 

"Se la gente avesse capito come ottenere brevetti quando la maggior parte delle idee di oggi sono state concepite e li avesse ottenuti, oggi l'industria sarebbe completamente bloccata.

Cari amici del Circolo,
ci sono questioni legali che a lungo restano lontane dalla nostra attenzione, forse perché "troppo tecniche", eppure le conseguenze, quando arrivano, sono per tutti.

Oggi su "Zeus News" è comparso un articolo piuttosto inquietante:

Brevetta i link sulle immagini e vuole denunciare tutta Internet
http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=7590&numero=999

Se vi sembra strano che qualcuno possa brevettare una semplice idea, che nulla ha di innovativo né concettualmente né tecnologicamente, allora non sapete cosa sono i brevetti software.
Immaginate di poter brevettare le idee che stanno alla base di quasi tutta la tecnologia odierna, con l'acquisizione del conseguente diritto di poter impedire ad altri di poter usare quelle stesse idee.
E' proprio su questo principio, infatti, che i brevetti software sono stati considerati uno strumento conveniente, da parte delle grosse aziende degli Stati Uniti, per difendersi dalla concorrenza:

"Se la gente avesse capito come ottenere brevetti quando la maggior parte delle idee di oggi sono state concepite e li avesse ottenuti, oggi l'industria sarebbe completamente bloccata. [...] Una nuova impresa che non detiene brevetti propri sarà obbligata a pagare qualsiasi prezzo che i giganti del settore decideranno di imporre. Questo prezzo potrebbe essere alto: le imprese presenti sul mercato hanno tutto l'interesse ad escludere nuovi concorrenti."
William H. Gates
Documento interno Microsoft (1991)
[Fred Warshofsky, The Patent Wars (1994)]

Ho tratto la citazione sopra riportata dal sito della "Free Software Foundation Europe", a cui vi rimando per approfondimenti:

Brevetti software in Europa
http://www.fsfeurope.org/projects/swpat/background.it.html

Per il momento, la sensibilità e l'attenzione dei cittadini europei, che già nel 2002 avevano raccolto 150.000 firme contro la brevettabilità del software, grazie anche a diverse petizioni di eminenti scienziati ed economisti, hanno permesso all'Europa di essere libera da questo tipo di brevetti.

Però la questione è ancora aperta, come denunciato da un recente articolo apparso su "Punto Informatico":

Brevetti software, l'Europa ci (ri)pensa
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2288181

Per poterci difendere dobbiamo innanzitutto essere informati.
Vi segnalo anche un interessante articolo, apparso su Linux Magazine:

Linux e i brevetti geneticamente modificati
http://www.avvocatinteam.com/node/72

Buona lettura,

Francesco Galgani
www.galgani.it


CARO BENZINA: Sabotiamo il cartello petrolifero - da Salvatore Armando Santoro

COME AVERE LA BENZINA

A META' PREZZO ?

Iniziativa di Beppe Grillo x il caro benzina!!

IMPORTANTE !!! - LEGGI ATTENTAMENT
E

è importantissimo piegare questi maledetti che alzano in continuazione il prezzo!! (gli americani si sono arrabbiati perché gli si è alzata la benzina a 0.75€ per 5 LITRI !!!) e noi paghiamo oltre 1.50€ a litro. . ma siamo impazziti???!!!

Dal Blog di Beppe Grillo parte un'altra iniziativa...(quella precedente era abolire il costo di ricarica delle schede telefoniche prepagate......con ottima riuscita!!!!)
Provare non costa nulla!!!!!!!!!!!!
Giratela ognuno ad almeno 10 contatti, grazie mille!!!!

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COME AVERE LA BENZINA A META'PREZZO ?

Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici.
Benzina a metà prezzo?
Diamoci da fare...
Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.

la benzina è AUMENTATA oltre 1.50 Euro al litro.

UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale.

Ecco come....

La parola d'ordine è 'colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli'.

Posta l'idea che non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi,si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.

Petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro è circa la metà.

I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende: bisogna usare il potere che abbiamo.

La proposta è che da qui alla fine dell'anno non si compri più benzina dalle 2 più grosse compagnie, SHELL ed ESSO, che peraltro ormai formano un'unica compagnia.

Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molto meno), saranno obbligate a calare i prezzi.

Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi.

Per farcela, però dobbiamo essere milioni di NON-clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.

Questo messaggio è stato inviato ad una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo
trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento.

Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così via..................

Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla 'settima generazione', avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!

Inviate dunque questo messaggio a dieci persone chiedendo loro di fare altrettanto.

Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa trecento milioni di persone in otto giorni! E' certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere, non vi pare?

Chi se ne frega per un po' di bollini e regali e baggianate che ci vincolano a queste compagnie.

Coraggio, diamoci da fare!!!


LETTURE POESIE: Firenze 5 Giugno 2008 - ore 18,30 - da Salvatore Armando Santoro

 

La   Fondazione il Fiore

Per la serie: «Poesia di Firenze,

 

Poesia del mondo a Firenze »

ha il piacere di invitarLa all’incontro

  

 

“Di traverso.

La parola senza tempo”

 

Lettura a tre voci:

Martha Canfield (Uruguay)

Waldo Leyva (Cuba)

Zingonia Zingone (Nicaragua)

  

 

Federico Pavan: chitarra classica

Brani di: Gaspar Sanz,

Santiago de Murcia, Heitor Villa Lobos

 

  

Introduzione:

Maria Grazia Beverini Del Santo

 

  

giovedì, 5 giugno 2008

ore 18,30

Firenze, Via San Vito 7

 

Aperitivo al termine

 

 

Info: 055.224774

www.fondazioneilfiore.it


L'ACQUA: UN BENE PREZIOSO DA TUTELARE - da Salvatore Armando Santoro

L'ACQUA: BENE DA TUTELARE

Ogni volta che fate una bella fritturina di pesce, i fiori di zucchine in pastella, e le mille prelibatezze che la nostra antica  arte culinaria mediterranea ci ha tramandato, fate andare un bel po' d'olio che poi, non sapendo bene dove andarlo a buttare, finisce nel lavandino o nel water... e purtroppo questo provoca dei danni enormi al nostro bene più prezioso, l'acqua.

La proporzione è 1 litro d'olio usato rende non potabile 1 milione di litri di acqua, cioè quello che serve ad una persona per 14 anni, crea una patina che ostacola l'ossigenazione dell'acqua nei fiumi e nei laghi compromettendone la vita,  rovina scrichi e tubature, anche dove esistano impianti di depurazione, e va ricordato che l'olio vegetale può essere riciclato per creare sapone e biodiesel senza impegnare vasti territori in monocolture che danneggiano l'ambiente tanto quanto l'estrazione del petrolio. Senza contare il gran risparmio per tutti.

A me questa cosa fa rabbrividire un bel po', anche se non friggo un gran chè, mi sa che un litro d'olio ogni tanto lo colleziono e senza volere faccio davvero un gran danno.

Insomma, mi sono messa a leggere un po' di informazioni su internet e mi sono resa conto che non è neanche un gran lavoro raccoglierlo e portarlo negli eco-centri (ne avete sentito parlare vero? Se no sul sito dell'AMIAT trovate tutte le informazioni, potete anche chiamarli!)

Basta trovare un cantuccio sul balcone o in sgabuzzino dove mettere da parte il raccoglitore (bottiglie , taniche o altro recipiente adatto, non di vetro mi raccomando) e poi andarlo a consegnare negli eco-centri.

Ancora meglio se insieme all'olio raccogliete separatamente le pile usate o i toner e cartucce di stampanti e quei rifiutini che tanto inquinano e che non sappiamo bene che farne!

Basta una piccola buona abitudine e impegnarsi una volta al mese per andare a consegnare il tutto. Sono aperti anche di sabato.

Addirittura per i pigri organizzabili si potrebbe coordinare un gruppo i cui componenti a turno possano occuparsi del servizio (tipo i GAS, potremmo nominarlo GRE, gruppo di raccolta ecologica... o come vi pare), cosi' si ottimizza pure sull'inquinamento dell'aria causato dagli scarichi delle auto (che, ricordate, non sono mai davvero ecologiche).

Intanto vi mando il vademecum dell'AMIAT di Torino, che è utile leggere e seguire, e cosiglio di visitare il sito.

Credo che si cominci ad essere buoni cittadini partendo da azioni consapevoli e utili alla comunità e di riflesso a sè stessi, per non restare semplicemente a lamentarsi pieni di frustrazione quando non possiamo fare il bagno a mare, ci riempiamo di bolle per reazioni allergiche inspiegabili, spendiamo poi tanti soldi i farmaci che invece potremmo sperperare in vacanze meravigliose in luoghi paradisiaci.

Utilizzare questi servizi ,insieme ad alcune semplici piccole buone pratiche, è importante per farli sopravvivere a beneficio dell'ambiente, cioè del nostro habitat, cioè della nostra vita, altrimenti scompaiono e il danno è solo nostro.

Spero di aver mosso le vostre corde e se qualcuno più informato vuole aggiungere qualcosa ben venga!

diffondete, raccontate, parlate di queste cose, create la mentalità e la cultura del buon vivere, aiutiamoci a migliorare il nostro stile di vita

Annalisa Vivino

(che ha divulgato una informativa messa in rete da Vera Ambra).

....... Ed io aggiungo ancora qualcosa sul risparmio dell'acqua:

Quando vi lavate i denti è inutile far scorrere l'acqua del rubinetto a vuoto. Aprite il rubinetto quando dovete bagnare o lavare lo spazzolino. Stessa operazione quando siete sotto la doccia. Mentre vi insaponate con la spugna perchè far scorrere l'acqua? Fatelo quando effettivamente ci state sotto.

E quando dovete lavare i panni, non fatelo uno alla volta (salvo proprio che non vi serva quel tipo di indumento). Ma accumulate i panni sporchi in lavatrice e fatela girare quando avrete un carico completo.

Il risparmio d'acqua conseguito lo verificherete anche praticamente sulla bolletta della fornitura idrica a fine anno.

Salvatore Armando Santoro

 


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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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