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2016: un anno importante per ripulire il proprio cuore - da Francesco Galgani

2016: un anno importante per ripulire il proprio cuore

La vita è il primo di tutti i tesori, più prezioso di tutti gli altri tesori dell'universo. Non è il primo in relazione a qualcos'altro: lo è in senso assoluto, per questo ogni sopruso e crudeltà verso le persone e la natura, a cui la nostra civiltà ci ha fin troppo abituati, sono totalmente e assolutamente da rigettare. In tutto il mondo non esiste un tesoro altrettanto prezioso quanto la vita di ogni singola persona: ogni individuo possiede una dignità e un potenziale infiniti, e una natura fondamentalmente positiva nel proprio cuore, in grado di contribuire a un cambiamento di direzione per quanto sta accadendo in Italia e nel mondo.

La realizzazione della pace, della felicità e di un futuro migliore per tutti è un ideale al quale tutta l'umanità aspira, ma l'unico modo per concretizzarlo inizia dal nostro cuore: il desiderio di vivere bene e di aiutare gli altri, infatti, rimane astratto se, ad esempio, non riusciamo né a parlare con i nostri familiari, né a costruire autentici rapporti umani, basati sulla solidarietà e sulla crescita reciproca.

Un impegno sincero a migliorare noi stessi, a ripulire il nostro cuore da tutta la sporcizia che può farlo soffrire (odio, gelosie, rancori, animalità, collera, arroganza, senso di impotenza, trascuratezza, ecc.), non lascia più neanche il tempo di lamentarsi dei problemi o di mettersi a criticare gli altri. Un simile cambiamento dei nostri cuori, delle nostre menti, è più che sufficiente per rivoluzionare il mondo. La base dell'educazione umana, e dell'agire quotidiano, dovrebbe essere l'amore: una persona cresciuta con amore non è competitiva, non ricerca il successo personale a spese altrui, piuttosto desidera contribuire al benessere degli altri e della società. Come disse Gandhi: «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».

Auguriamo a tutti un 2016 nuovo nelle idee e nei fatti,
Francesco Galgani, componente del Direttivo del Circolo
Armando Santoro, presidente del Circolo


L'elenco telefonico degli accolli: Recensione di Gordiano Lupi - Il Foglio Piombino - da Salvatore Armando Santoro

Zerocalcare

L'elenco telefonico degli accolli

Bao Publishing - Euro 16,00

 

 

 

Zerocalcare è forse il nome più interessante della letteratura italiana contemporanea. Non sto bestemmiando. Certo, si esprime con il fumetto - per la precisione con la graphic novel - ma i suoi testi sono efficaci e colti, pieni zeppi di citazioni, critici della realtà che viviamo. Non fa mai politica bassa nella sua critica culturale, ma punta in alto, alla critica del costume, stigmatizzando il demone della reperibilità e della incomunicabilità. Il personaggio principale di Zerocalcare è se stesso, un fumettista che vive alla giornata e rifugge gli impegni, gli accolli, che odia la mondanità e preferisce vivere appartato. Ma in quel se stesso ci siamo tutti noi, c'è la società contemporanea imbarbarita, ci sono le idee impoverite, l'indolenza, l'assenza di motivi validi per cui lottare, il terrore di invecchiare. Zerocalcare manda avanti un blog interessante (http://www.zerocalcare.it/) e - di tanto in tanto - raccoglie le storie in volume, ma scrive pure romanzi a fumetti, dove i personaggi sono uomini e donne della sua vita, la madre, la fidanzata, la sorella, un amico immaginario (Armadillo), che ricorda la tigre di Calvin e Hobbes. Le vicissitudini sono quelle tipiche di un trentenne di oggi, ma la cosa straordinaria è che risultano condivisibili e interessanti anche per un cinquantacinquenne come me. Zerocalcare non è un fenomeno transitorio, una moda, una creatura del sistema. No davvero. Zerocalcare è un vero scrittore che disegna e lavora quando ha qualcosa da dire. Un po' come facevano Pasolini, Calvino e Moravia, negli anni Settanta. Non scrive libri per cavalcare facili successi a base di commissari panzoni e indagini legate a fatti di cronaca, non ricicla il solito libro da vent'anni a questa parte, cambiando titolo. I fumetti di Zerocalcare raccontano come siamo diventati. E lo fanno con spietato realismo. Non è un bello spettacolo, certo, ma fa bene condividere quel che ogni giorno pensiamo con un autore geniale e disincantato che raccoglie l'eredità stilistica di Andrea Pazienza, metabolizzandola in un discorso personale. Potete cominciare da questo ultimo volume per conoscere l'opera omnia di Zerocalcare, ma vi consiglio di recuperare tutto, perché lui è il solo scrittore imprescindibile di questi anni bui, di questa notte infinita delle patrie lettere.

 

Gordiano Lupi

 

www.infol.it/lupi

 

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Il Premio di Narrativa Bergamo cerca Giurati popolari - da Salvatore Armando Santoro

Da lunedì 2 novembre si apriranno le iscrizioni alla Giuria Popolare del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo.

Gli amanti della lettura potranno dire la loro su cinque opere della letteratura contemporanea italiana selezionate da quattro fra i più importanti critici del panorama nazionale:
Marco Belpoliti, Andrea Cortellessa, Silvia De Laude e Angelo Guglielmi. La loro scelta sarà garanzia di un altissimo livello dei libri proposti, che verranno presentati pubblicamente dai relativi scrittori in cinque incontri coordinati dalla scrittrice Adriana Lorenzi.

TUTTI potranno far parte della Giuria Popolare del Premio,
ricevere in omaggio le cinque copie finaliste
esprimere il proprio voto
e confermare la trasparenza di un Premio il cui verdetto è lasciato esclusivamente ai lettori!

Se volete leggete il bando qui allegato e andate nel sito www.premiobg.it per le iscrizioni, dal 2 novembre.

"il potere e la ricchezza non si accompagnano mai alla letteratura e forse è per questo che rimane così incorrotta, a volte l’unica resistenza degna di questo nome."
(Jòn Kalman STEFANSSON)

Vi ringrazio.
                                                Flavia Alborghetti



Flavia Alborghetti
Segretario Generale - Segreteria Organizzativa
Premio Nazionale di Narrativa Bergamo
info@premiobg.it
www.premiobg.it
fb:premio narrativa bergamo


Scandicci (FI) - Attività culturali - da Salvatore Armando Santoro

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Pedagogia nell'era digitale - I perché del bisogno d'un cambiamento radicale e profondo della scuola - da Francesco Galgani

Pedagogia nell'era digitale (con una videolezione di Uninettuno)

I perché del bisogno d'un cambiamento radicale e profondo della scuola

di Francesco Galgani, 6 settembre 2015, pubblicato su http://www.informatica-libera.net/content/pedagogia-nellera-digitale-con-una-videolezione-di-uninettuno

La scuola italiana ha fallito, e continua a fallire, anche nel raggiungimento di obiettivi minimi e indispensabili, con un livello di gravità tale da pregiudicare le sorti sia dei singoli cittadini, sia della nazione. Come ha evidenziato un progetto di ricerca internazionale, l'80% degli italiani – ad esempio – non è in grado di leggere e capire una pagina su come va usata una bicicletta, quasi la metà degli italiani non riesce a comprendere un brevissimo articolo su come curare una pianta (mostrando una competenza alfabetica molto modesta, «al limite dell'analfabetismo»), e il 5% degli italiani non ha la competenza linguistica minima nemmeno per comprendere il dosaggio di un farmaco. E le cose non vanno meglio nell'esecuzione dei calcoli matematici e nella lettura di grafici o tabelle: anche in quest'ambito, l'80% degli italiani fa molta fatica. Questi dati sono estratti da un articolo del 29 marzo 2013 pubblicato su Repubblica.it, intitolato “I nuovi analfabeti”, e confermati anche da un'altra ricerca internazionale (con percentuali diverse ma comunque inquietanti), segnalata in un articolo su Pupia.tv del 28 agosto 2015, intitolato “Gli italiani detengono record mondiale di «analfabetismo funzionale»”. «Con il termine “analfabetismo funzionale” si designa l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Un analfabeta è anche una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo status su Facebook, ma che non è capace “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”».

Partendo da questi dati, una domanda sorge spontanea: A cosa serve la scuola?
Altre domande, altrettanto legittime: Perché l'italiano medio è così ignorante e duro di comprendonio? Le persone sono vittime del loro anafalbetismo funzionale (magari alimentato anche dalla tv) oppure sono loro stesse a crearselo, per mentalità, disinteresse, menefreghismo?

Rispondere è difficile. Di certo la peggiore ignoranza non è quella di non sapere o di non comprendere, ma quella di non fare domande e di non voler comprendere. Totò e Pasolini hanno criticato, a modo loro, l'ignoranza e la pochezza degli italiani, come ci ricorda il video “Italiani!”, creato da Giulio Ripa. Anch'io, in una mia poesia, ho espresso rabbia per come si comporta il popolo di cui faccio parte (poesia "Europee"). Comunque, non sto scrivendo questo articolo per criticare (cosa che ho già fatto nella “Critica al modello educativo: la scuola è un mattatoio di intelligenze”), ma per immaginare insieme ai miei lettori una scuola nuova, perché vorrei che la pace, la cultura e l'educazione potessero essere davvero alla base del vivere civile e della speranza d'un futuro migliore per tutti noi.

Ho già avanzato la mia “Proposta politica per la scuola (e per la società intera)”, alla quale rimando, con l'invito a diffonderla e, magari, a firmarla.

Credo che l'attuale modello pedagogico della scuola italiana sia assolutamente inadeguato e controproducente, legato ancora a schemi che potevo andare bene due secoli fa, ma non nel terzo millennio. Il prof. Vittorio Midoro (dell'Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova), docente all'Università Telematica Internazionale Uninettuno per dieci videolezioni dell'insegnamento di “Psicologia dello sviluppo e tecnologie (nuova edizione)”, in una videolezione intitolata “Docenti nell’era digitale(riportata in calce a questa pagina), tratta in maniera precisa questa tema, affrontandolo da una prospettiva che coincide con le idee pedagogiche che avevo già maturato autonomamente nel mio percorso scolastico e universitario. Secondo me sono idee di innovazione da diffondere. Troppa poca attenzione viene data a queste tematiche, e tutto il mondo politico, quando si occupa della scuola, lo fa in un modo che non mette mai in discussione il modello pedagogico, ma soltanto altri aspetti (o perlomeno questa è la mia impressione). Quegli insegnanti della scuola pubblica che vorrebbero tentare modelli educativi diversi da quello attuale ottocentesco, sono ostacolati in mille modi e sono essi stessi schiavi di un sistema educativo sbagliato che non lascia libertà. Ringrazio l'Università Telematica Internazionale Uninettuno per aver concesso a questo blog l'autorizzazione alla pubblicazione.

Buona visione della lezione,
Francesco Galgani,
6 settembre 2015

La videolezione è disponibile all'indirizzo originale dell'articolo:
http://www.informatica-libera.net/content/pedagogia-nellera-digitale-con-una-videolezione-di-uninettuno

 


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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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