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102 ANNI DOPO - Compleanno di Mario Luzi - da Salvatore Armando Santoro

COMPLEANNO MARIO LUZI: OGGI AVREBBE COMPIUTO 102 ANNI

Mario Luzi è nato a Castello (Firenze) il 20 Ottobre 1914 ed oggi avrebbe compiuto 102 anni.

Il Circolo lo ricorda a tutti gli amici e simpatizzanti della poetica luziana e si augura di poter presto ospitare nelle proprie pagine qualche saggio impegnato in occasione dell'assegnazione del Nobel della Letteratura a Bob Dylan, che letterato non lo è stato mai, per ricordare il mancato precedente riconoscimento del Nobel quando venne assegnato a Dario Fo che, comunque, ha alle sue spalle una vasta biografia di testi teatrali e la sua conoscenza della letteratura, tradotta poi nelle sue opere teatrali, lo accredita come un ottimo letterato.

 

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Da www.letteratura.it 

«Non esiste un poeta di così lungo corso e sempre in ascolto come è Mario Luzi, il cui itinerario poetico non ha mai comportato una pigra amministrazione delle proprie ricchezze, ma si è sempre prodigalmente speso, e tuttora si spende, in diverse avventure dell'immaginazione con un esito di molteplicità che non ha eguali nel nostro secolo». Queste parole di Stefano Verdino ben introducono a questo grande poeta, il maggiore contemporaneo italiano. Mario Luzi è nato a Castello, allora frazione di Sesto Fiorentino, ora inglobato in Firenze, il 20 ottobre 1914 e «diversamente da altri importanti poeti della sua generazione come Bertolucci, Caproni e Sereni, Luzi è stato pressoché‚ subito riconosciuto: la sua era un'«immagine esemplare» (secondo una famosa definizione di Carlo Bo) già nel 1940., quando il poeta non ancora ventiseienne viveva in quella capitale della letteratura italiana che era la Firenze degli anni trenta, la città allora di Montale, Gadda, Palazzeschi, Vittorini, Gatto, Pratolini e altri. Il precoce riconoscimento comportò anche un'etichetta - Luzi poeta ermetico, anzi il poeta ermetico per antonomasia - che, mai respinta dal poeta fedele alla propria giovinezza, si è sempre più mostrata limitante e inadeguata. La vastità dell'opera luziana fa sì che egli sia un poeta plurimo come pochi e che sia emblematico di stagioni tra loro diverse: il primo Luzi (fino agli anni cinquanta) è significativo rappresentante di una lirica esistenziale (soprattutto con Sereni, suo prediletto interlocutore in poesia) di derivazione ben più montaliana di quanto l'appariscente orfismo di alcune sue punte ermetiche faccia supporre. Però poi si apre la svolta: il punto di vista non è più tra l'io e la realtà, non c'è più giudizio (o pregiudizio): l'io come tutti e tutto è nel flusso, è attraversato dalla vita, come è attraversato dalla parola: il poeta assume per sé‚ il ruolo umile e superbo di scriba, in un rinnovamento degli istituti del dire poetico e delle prospettive fondamentale per il tardo Novecento, affine, per quanto diversissimo, all'altro prediletto compagno di poesia, Giorgio Caproni. È la stagione poetica che, dopo la svolta di Nel magma, fa la grandezza del Luzi di tardo Novecento, poeta della «pienezza» (per usare un’espressione di Giovanni Giudici). E va riconosciuto il coraggio di una poesia che, per quanto allarmata dal nefando della storia, dice un raro (o forse unico) "sì" a una vita naturale (Stefano Verdino, in “Italica”, www.italica.rai.it).Mario Luzi è scomparso all'età di novant'anni nel febbraio 2005.

 

 


Finalisti 2° Bando Internazionale Veretum - da Salvatore Armando Santoro

2° BANDO LETTERARIO INTERNAZIONALE 2016

DI POESIA, NARRATIVA E SAGGISTICA VERETUM

ORGANIZZATO DALLA PROLOCO DI PATU' (LECCE)

CON LA COLLABORAZIONE E DIREZIONE TECNICA

DEL CIRCOLO CULTURALE “MARIO LUZI” DI BOCCHEGGIANO-MONTIERI (GR)

 

GRADUATORIA FINALE 2016

 

SEZIONE POESIA

 

1° Classificato – Rita Stanzione di Roccapiemonte (Salerno) con “ Sottinteso, si sogna, si sogna ancora”

 

2° Classificato – Pina Petracca di Surano (Lecce) con “Nasra”

 

3° Classificato – Enrico Calenda di Venezia con “Come un lichene”

 

4° Classificato - Walter Cassiano di Monte Porzio Catone (RM) con “Come vivi?”

 

5° Classificato - Lorenzo Piccirillo di Pontinia (Latina) con “Bidone”

 

Segnalazione Speciale e Menzione della Giuria – Carlo Simonelli di Berna (Svizzera) con “Un albero”

 

Segnalazione speciale – Giancarlo Colella di Acquarica del Capo (Lecce) con “Terra d'amore”

 

Segnalazione Speciale – Armando Bettozzi di Roma con “Don Matteo della rottamanza”

 

Menzione di Merito – Graziano Gismondi di Milano con “Alito di vento”

 

Menzione di merito – Caterina Tagliani di Sellia Marina (Catanzaro) con “Cullata dalle onde”

 

Menzione di merito – Ada Cancelli di Uggiano La Chiesa (Lecce) con “ Viuzze e vicoli”

 

Menzione di Merito – Vito Cassiano di Tricase (Lecce) con “Presagio”

 

Menzione di Merito e della Giuria – Maria Teresa Protopapa di Gallipoli (Lecce) con “Fragile”

 

Menzione di merito – Chiarini Maria Ravenni di Firenze con “ Barconi”

 

Segnalazione a Giustina Ambrosini di Chioggia (Venezia) con “Siria”

 

Segnalazione a Maria Teresa Manta di Aradeo (Lecce) con “ Forse”

 

Segnalazione a Francesco Galgani di Massa Marittima (Grosseto) con “Esperimenti europei su cavie umane”

 

 

SEZIONE POESIA – Studenti

 

1° Classificato Sebastiano De Nuccio anni 11 di Patù (Lecce) con “ Sentimenti d'estate”

 

 

Sezione Poesia in Vernacolo

 

1° Classificato – Armando Bettozzi – con “Er teatrino” (Dialetto romano).

 

2° Classificato – Giancarlo Colella di Acquarica del Capo (Lecce) con “La creazzione incompiuta” (Dialetto Salentino).

 

3° Classificato Gaetano Catalani di Ardore Marina (Reggio Cal.) con “Ma l'anima ti scianca” (Dialetto reggino jonico).

 

Menzione di Merito – Francesco Calò di Lecce con “Lecce, città te cultura e amore” (Dialetto salentino)

 

Segnalazione Speciale – Sabino Zazà di Corato (Bari) con “Cudde de la Lusce”

 

Sezione Haiku

 

1° Classificato – Nunzio Industria di Napoli con “Luna d'incanto”

 

2° Classificato – Ada Cancelli di Uggiano La Chiesa (Lecce) con “Viola Pensiero”

 

3° Classificato – Loredana Faletti di Aosta con “Burka”

 

Menzione di merito – Rita Stanzione di Roccapiemonte (Salerno) con “Aria nuova”

 

Segnalazione – Dorella Pelagalli di Lecce con “Paese”

 

 

2° BANDO VERETUM 2016 – SEZIONE NARRATIVA

 

1° Classificato – Renzo Stio di Salerno con “La bimba, l'assenza e una storia”

 

2° Classificato - Vito Cassiano di Tricase (Lecce) con “Un drammatico salvataggio”

3° Classificato – Loredana Faletti di Aosta con “Il viaggio”

 

SEZIONE NARRATIVA – Studenti

 

1.a Classificata Chiara Maggio di Gagliano del Capo (Lecce) con il racconto “Zemira”.

 

2.a Classificata Diletta Giaquinto di Patù (Lecce) con il racconto “90 bianchi, 40 colorati”

 

 

SEZIONE SAGGISTICA – Sul personaggio Liborio Romano

 

1° Classificato – Maurizio Nocera di Gagliano del Capo con il saggio “Liborio Romano oggi dopo 160 anni dall'Unità d'Italia”.

 

2° Classificato – Misk Hamid di Roma con il saggio “La vicenda politica di Liborio Romano”.

 

 

SONO STATI CONCESSI, INOLTRE, I SEGUENTI PREMI AD ALCUNI CONCORRENTI PER MERITI SPECIALI:

 

 

Premio alla carriera, ed al racconto “Il libro della memoria”, da parte della Presidenza del Bando Letterario Internazionale di Poesia, Narrativa e Saggistica Veretum di Patù (Lecce) e del Circolo Culturale “Mario Luzi” di Boccheggiano-Montieri (Grosseto) a:

 

Cav. Giovanna Guzzardi Li Volti

Presidente Accademia A.L.I.A.S. di Melbourne

 

per il suo instancabile impegno teso a diffondere la cultura italiana in Australia.

 

 

 

 

Diploma di merito del Circolo Culturale “Mario Luzi”

alla tenacia ed alla volontà a

Lucia Nicolardi Giunca di Alessano (Lecce)

espressa con il racconto “Panchine ad Alessano”.

 

 

PREMIO ALLA CULTURA, ED ALLA POESIA “Nel silenzio della violenza”,

DA PARTE DELLA PROLOCO DI PATU' (LE)

E DEL CIRCOLO CULTURALE MARIO LUZI DI BOCCHEGGIANO-MONTIERI (GR) A

 

GIOVANNI MONOPOLI DI TARANTO

 

PER IL SUO IMPEGNO RIVOLTO AL RILANCIO DELLA POESIA

E DELLA LETTERATURA.

 

 

 

PREMIO DELLA PRESIDENZA DELLA PROLOCO DI PATU' (Lecce) a

Antonio Cosimo Grezio di Gemini (Lecce)

per la poesia “San Gregorio” tesa a evocare le antiche vestigia di un territorio che è parte integrante della storia del Salento.

_______

 

MENZIONE SPECIALE DA PARTE DELLA PROLOCO DI PATU' (LE)

E DEL CIRCOLO CULTURALE MARIO LUZI DI BOCCHEGGIANO-MONTIERI (GR) A

Maria Cosi di Patù (Lecce)

per la poesia “A Dante” tesa ad esaltare la figura del grande poeta fiorentino che ha dato lustro e splendore nel mondo alla letteratura italiana.

 

ELENCO DEI GIURATI 2016 DEL BANDO LETTERARIO VERETUM

 

Dott.ssa Cinzia Baldazzi, laureata all'università “La Sapienza” di Roma. E' una Saggista e Critico Letterario. Libero professionista come Giornalista presso Rai1. E' stata per lunghi anni collaboratrice nei programmi di intrattenimento su Rai1 con Pippo Baudo e Raffaella Carrà, ed ha gestito in RAI anche un programma di poesia.

E' vice-direttore della rivista online “Sipario”.

 

Dott. Mauro Ciardo, Scrittore, Pubblicista, Giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno, Redazione di Lecce.

 

Ing. Viviana Viviani vive a Bologna, laureata in Ingegneria presso l'Università di Ferrara e con un Master of Business Administration presso l'Università di Bologna.

Giornalista Pubblicista registrata presso Ordine dei Giornalisti Emilia e Romagna di Bologna dal 4 marzo 2014.

 

Prof. Lorenzo De Ninis, di Lignano Sabbiadoro (Udine), Professore di Lettere in pensione, Poeta, Recensionista, Saggista, Webmaster del portale www.poetare.it .

 

Dott. Giulio Maffii, di Pisa, Poeta, Saggista, già direttore Editoriale de “Il Foglio Letterario” di Piombino.

Prof.ssa Fabia Binci di Arenzano (Genova), Insegnante di Lettere in pensione,

Laureata presso Università Cattolica del Sacro Cuore - Sede di Milano.

Esperta di poesia Haiku è spesso ospite in incontri di poesia Haiku ed è membro di Giuria in diversi Bandi Letterari.

 

 

Dott. Salvatore Armando Santoro, Poeta, Organizzatore di eventi culturali, già Giornalista e Webmaster del portale www.circoloculturaleuzi.net.

E' sovente chiamato a far parte delle Giurie dei Bandi Letterari e di Poesia Haiku.

E' Presidente della Giuria del Bando Letterario Città di Montieri e del Bando Letterario Veretum.

 

 


Poesia "Saro" con recensione di Cinzia Baldazzi, giornalista Rai1 - da Salvatore Armando Santoro

SARO (Rosario)

di Salvatore Armando Santoro

 

Dove sei, Saro, dimmi dove sei?


Dove sono i nostri anni, Saro, dove sono?

Dove sono i nostri passatempi?

Dove le nostre risate prorompenti?


Notti d’agosto povere di luna

nei vicoli privi di lampioni,

tra quelle case vecchie e decadenti,

seduti su gradini traballanti

a raccontare storie inesistenti,

a guardar le stelle sul cielo luccicanti.


“Guarda, guarda, che lunga scia”,

“è una stella morta da tanti anni”,

“e la vediamo adesso, questa notte”?

“Esprimi un desiderio,

fallo ora in gran fretta,

ché la traccia si spegne e non aspetta”.


Notti di cieli tersi,

stelle cadenti,

scie declinanti,

sogni nostri oramai morenti

che nel ciel dell’infanzia si son persi.


Saro, Saro, rispondi, dove sei?

Questa notte sto pensando ai nostri morti,

e tu sei qui con me coi pantaloni corti,

col tuo sorriso franco e giovanile

senza pensieri in testa

come agnelli fuggiti dall’ovile.


Stiamo ridendo, ma siamo anche un po’ tristi

ancora insieme nel buio di Chiesa Pepe

con la campana che ora mesta tace

con le candele spente,

spente come i pensieri in testa,

che s’agitano senza trovar pace,

ma aspettano ancora il dì di festa.


Saro, sei qui con me in questa lunga notte

ti chiamo ma la voce mia non senti,

sei qui nella mia mente,

nei miei occhi lucenti,

parlo con te ma tu non dici niente.



(Donnas 21 Settembre 2015)

 

ESTRATTO DALLA RECENSIONE DI CINZIA BALDAZZI, GIORNALISTA E COLLABORATRICE DI RAI1, RIPORTATA NELL'ANTOLOGIA, AUTOGESTITA DA 11 AUTORI, “ORME POETICHE” (A cura di Pasquale Rea Martino), CHE SARA' PRESENTATA IL 15 PROSSIMO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO, DALLA CASA EDITRICE INTERMEDIA EDIZIONI – VITERBO CHE L'HA PUBBLICATA.

 

Sulle tracce della poetica moderna - anch’essa, da parte sua, contestatrice, nelle varie correnti, di ogni presunta corrispondenza materialistica tra parola/ arte e parola/verità - si muove Salvatore Armando Santoro, riproponendo liberamente versi forgiati sulla “natura”, poiché li trova indissolubilmente legati al pensiero “angosciosamente preciso del tempo”, al sentimento “assoluto del perire”, come osserva Anna Dolfi riportando alcuni termini utilizzati da Giuseppe Ungaretti nelle Lezioni degli anni romani (in Leopardi e il Novecento, 1973).

Dunque, ospiti dell’area semantica di Saro sono l’idea della natura-paesaggio, di antico, di tempo, di durata, di memoria, del temuto oblio: “Saro, dimmi dove sei? /Dove sono i nostri anni, Saro, dove sono? / Dove sono i nostri passatempi? / Dove le nostre risate prorompenti?”. Quante volte, del resto, sarà accaduto, a tanti tra noi, di riflettere sul passato come potesse essere ancora presente, non tanto perché indotti dalla necessità di recuperarne o esplicitarne ex-novo “formule simboliche“ in grado di incanalarne le passioni umane: piuttosto, per sperimentarne, nella misura del “vissuto“ seguente - tra “stelle cadenti, / scie declinanti, / sogni nostri oramai morenti / che nel ciel dell'infanzia si son persi” - la forza oggettiva nella quale i “sentimenti“ di allora si rivelano adeguati a un’umanità vera e non strumentalmente trasformata in qualcosa di “diverso”.

 

Emerge pertanto, tra le righe di Santoro, un intero contesto esistenziale forte di una emozione adulta, sperimentato di nuovo: dapprima cercato in sé (“Dove sono i nostri anni Saro, dove sono?”), poi, come qualcosa di trascorso, attraversato dalla capacità del pensiero e dall’incanto della parola poetica, solidali ma differenziati; soprattutto, non dispersi nella loro confusione.

 

Saro, sei qui con me in questa lunga notte”, leggiamo, “ti chiamo ma la voce mia non senti”. Ma subito dopo: “sei qui nella mia mente, / nei miei occhi lucenti, / parlo con te ma tu non dici niente”. Saro “non parla” in quanto le differenti conferme, raffigurazioni concrete da lui inaugurate, non superano la linea di demarcazione tracciata tra sentimenti genuini e convenzionalità. Ma la costruzione dello stile, altissima e sapientemente ritmata secondo strutture affermate nella tradizione, fanno sì che ancora una volta Santoro riproponga proprio Ungaretti come riferimento ideale post-romantico, con una ri-costruzione sul passato nuova e originale, non annullandolo, ma su quelle vestigia capace di evocare una costruzione ideologia e poetica adeguata ai tempi; ciò nonostante, consapevole della profondità storica che lo ha preceduto. Insomma, uniamo le nostre domande a quelle dei versi: Saro, dove sei andato? Quando si è rivelata la tristezza? (“Questa notte sto pensando ai nostri morti, / e tu sei qui con me coi pantaloni corti”). Dove ti nascondi? Prima, è vero, il campo era libero, il cielo aperto, libera l’unione: “col tuo sorriso franco e giovanile / senza pensieri in testa / come agnelli fuggiti dall'ovile”, non si pensava alle leggi dell’uomo ma alle “risate prorompenti”, ai “nostri passatempi”. La voce per gridare, per cantare, quasi accompagnati da una musica riservata, ma graziosa, adorabile, tutta nostra, tipica dei sogni: durante le “notti d'agosto povere di luna / nei vicoli privi di lampioni / tra quelle case vecchie e decadenti / seduti su gradini traballanti”. Un contesto simile è come velato: il nostro poeta condivide, del resto, l’opinione già maturata da Leopardi - e da Friedrich Hegel, filosofo del quale il grande recanatese ignorava il meccanismo logico della dialettica della contraddizione - secondo la quale “più de’ carmi, il computar si ascolta” (Ad Angelo Mai).

 

Tuttavia, mi chiedo, ritrovarsi lì, nell’oscurità di quella chiesetta, a fare cosa, di così magico, che a leggerne il ricordo tra queste righe si prova un’emozione sconosciuta, di rimpianto inquietante? A favoleggiare, a narrare eventi e personaggi, si passava il tempo, a “raccontare storie inesistenti, / a guardar le stelle sul cielo luccicanti”. Siamo così giunti al cuore della modernità, anzi della contemporaneità, là dove entrerebbe in crisi il “mandato sociale” dell’artista: l’universo poetico è il primo delle forme espressive a farne le spese, perché meno delle altre consono a compromessi di mercato e alla spettacolarizzazione. Forse inquadrava bene il problema il filosofo russo Michail Lifsič, negli anni Trenta noto tra i personaggi vicini al realismo socialista, ma che il giudizio dei posteri, grazie al suo insegnamento profondo e originale, ha trascinato oltre. Le “favole” o “storie inesistenti” - non realistiche per pretesa, né per confronto - non sono false, poiché “se le rappresentazioni di cui è vivo il nostro pensiero” - e nella conclusione della poesia, lo ripeto, è scritto “sei qui con me”, “nella mia mente” - “e la nostra lingua di per sé sono false, in questa falsità vi è la carne e il sangue della vita reale” (Mito e Poesia,1978).

 

Dunque, se ancora non si conosce l’energia distruttiva che può frantumare il bene di “una stella morta da tanti anni”, in dubbi che non sono telescopici (“Guarda, guarda, che lunga scia”, “e la vediamo adesso, questa notte?”), ma aggressivi, tali da spezzare l’anima, invece una collera contro i pensieri liberi, contro i sogni, sarà poi - purtroppo - in grado di spazzare via le foglie degli alberi forti, da abbracciare prima che diventino matite spuntate non più capaci di trascrivere i nostri desideri. Forse però tutto ciò era già chiaro, perché Saro accettava l’invito senza ribellarsi: “Esprimi un desiderio, / fallo ora in gran fretta, / ché la traccia si spegne e non aspetta”.

Quelle presenze umane, così necessarie, si ritrovano nei pensieri dell’anziano Ungaretti, nel suo Ultimi cori per la terra promessa (1952-1960): “È senza fiato, sera, irrespirabile, / Se voi, miei morti, e i pochi vivi che amo, / non mi venite in mente / Bene a portarmi quando / Per solitudine, capisco, a sera”. Nelle strofe di Santoro, non si vedeva nessuno intorno a spaventare. Nelle cascine lontane non si udiva alcun rumore di porte mentre, ancora ridenti, insieme ai protagonisti, siamo diventati con loro un po’ malinconici: ”Ancora insieme nel buio di Chiesa Pepe / con la campana che ora mesta tace / con le candele spente / spente come i pensieri in testa, / che s'agitano senza trovar pace”.

In un paesaggio marino, forse di giovani pescatori, ancora negli Ultimi cori Ungaretti raccontava di coloro che si inoltravano nelle vestigia di qualche edificio: “Calava a Siracusa senza luna / La notte e l'acqua plumbea / E ferma nel suo fosso riappariva, / Soli andavamo dentro la rovina, / Un cordaro si mosse dal remoto”.

Ma per fortuna, dopo tutto, mi sento di confidare a Saro che non si è spento alcun pensiero, anche se qualcuno ha lasciato consumare le candele e fatto tacere il minuscolo campanile: le immagini delle loro menti, le loro “combinazioni”, vanno avanti rifiutando le censure di massa, si agitano nel contesto senza lasciare lo spazio conquistato.

E, di fatto, Saro si trova lì, accanto a tanti altri, mentre, in un’atmosfera più che leopardiana, “aspettano ancora il dì di festa”.


9 Aprile 2016 - Auditorium Liceo Aritisico Galatina - De coelesti hierarchia - da Salvatore Armando Santoro


Lucania: Fame di sud - I luoghi dell'anima - da Salvatore Armando Santoro

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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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