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RINUNCIARE AL DIO DENARO - da Salvatore Armando Santoro

IERI (25.5.2014) SUL BLOG BLITZ AVEVO PARTECIPATO AD UNA DISCUSSIONE. OGGI, A RISULTATI ELETTORALI IN CORSO, DEVO DIRE CHE ALCUNE CONSIDERAZIONI DI QUELLA DISCUSSIONE SONO ANCORA VALIDE VISTO CHE UN MIO CARO AMICO, CHE AVEVA RIPOSTO NELLA SPERANZA DEL CAMBIAMENTO TUTTE LE SUE CONVINZIONI, OGGI SI E' DIMOSTRATO PROFONDAMENTE DELUSO DEL POPOLO.

IL CONTESTO DI QUESTO PORTALE NON È QUELLO PIÙ ADEGUATO PER QUESTE DISCUSSIONI MA È PUR VERO CHE IL POETA OGNI TANTO DEVE PARLARE PER DIRE CHE IL RE È NUDO.

"Ogni lotta è figlia del suo tempo e matura in condizioni e contesti completamente diversi rispetto alla realtà attuale. Non si può ragionare con la testa di oggi (e con l’esperienza che si è maturata oggi) su condizioni storiche e situazioni sociali esistenti in passato senza conoscerli.
Cercate di far funzionare almeno un poco la vostra intelligenza. Se la mia generazione non avesse fatto quello che ha fatto non staremmo neppure qui a discutere perché evidentemente avremmo avuto altro a cui pensare e le maledette macchinette che tutti hanno in mano oggi, in modo stancante ed assillante, nessuno le avrebbe avute perché la conoscenza non ci sarebbe interessata. persi come saremmo tutti alla rincorsa della sussistenza. Ma possibile che nessuno riesca a fare un’analisi storica senza salire in cattedra e dire oggi, a disastro avvenuto, cosa si sarebbe dovuto fare ieri? E’ molto facile sproloquiare oggi sulle cose che bisognava fare ieri. Ma il passato l’ha vissuto la mia generazione e, con l’esperienza di quel tempo, si è mossa per garantire un certe benessere ai propri figli ed oggi, anche ai propri nipoti. Se oggi non ci fosse stata quella classe che ha creato quel terremoto di cambiamenti molti andrebbero per prati a cercare erba per mangiare come andava mia madre quando io ero piccolo. Interagisco con dei somari a cui è stato dato il dono della parola, ma come i somari non escono dalla loro bocca parole convincenti ma sonori ragli che davvero mi spingono a dire:” Bene, andiamo alla guerra civile e così tanti somari smetteranno di ragliare”. Perché con i ragli non si va da nessuna parte e coloro che ci hanno portato in queste condizioni sapevano già bene cosa tantissimi anni indietro confezionavano: proprio questo. E’ questo che volevano ed adesso siamo qui a raccontarcelo senza che alcuno, però, riesca a fare un discorso serio. E chi l’ha fatto in questo blog, parlando di colonia e di carne da tritare, nessuno l’ha preso in seria ed onesta considerazione.
Perché chi detiene il potere ci fa fare quello che lui vuole, anche le guerre e le rivoluzioni. Perché poi sa che bastano pochi morti in piazza per riportare l’ordine che a loro è funzionale. Ma cosa hanno prodotto le recenti rivoluzioni sulle sponde del Mediterraneo?
Continuate pure a scrivere scemenze e restate a guardare e vedrete quanta strada farete.
Ma mi rivolgo a chi estremizza la discussione e fa solo esternazioni fuori luogo che non danno indicazioni sicure di quello che davvero bisognerebbe fare.
Perché non approfittate di questa grande occasione che vi si offre per bruciare il dio denaro? Perché non ritrovate i valori di solidarietà per ripercorrere una strada nuova, forse anche evangelica (e ve la suggerisce un ateo) dove il prossimo diventa l’interlocutore privilegiato e non il denaro? Se riuscirete a cogliere la meravigliosa occasione di questa crisi planetaria per rinunciare al finto miraggio dell’oro forse, dico forse, ritroverete voi stessi e la strada principale per uscire fuori da questa strettoia e sconfiggere chi sta giocando e spingendo su questa situazione per riportare indietro il mondo. In fondo la mia generazione, forse sbagliando, aveva creato i diritti. Questa generazione cosa sta creando?"

    Salvatore Armando Santoro - Webmaster

     


 


Francesco Galgani: La radice di tutte le guerre, da quelle personali a quelle mondiali. - da Salvatore Armando Santoro

La radice di tutte le guerre: da quelle personali a quelle mondiali

 

Inviato da Francesco Galgani (www.galgani.it) il 05/25/2014 - 06:51

E' facile parlare di pace o sperare passivamente (e in verità con poca convinzione) in un mondo meno violento, è invece molto più difficile essere protagonisti di un cambiamento che porti giorno dopo giorno alla pace. Tale difficoltà non è solo una questione di intenti, ma deriva principalmente dalla mancata comprensione di quale sia la radice da cui partono tutte le guerre, da quelle piccole e personali verso una persona o un gruppo di persone, a quelle di portata ben più ampia, come le guerriglie, il terrorismo o un vero e proprio conflitto armato tra nazioni. La causa primaria che porta all'odio, al rancore, al disprezzo, al distacco, al sentirci “al di sopra” e “migliori” degli altri, sino a sfociare in atteggiamenti o comportamenti violenti, è il credere che noi stessi, o il gruppo di cui ci sentiamo parte, abbia il monopolio del bene e che l'oppositore o gli oppositori siano la vera incarnazione del male.

A titolo di esempio, ad un amico, che sta vivendo da molti anni una situazione fortemente conflittuale e sofferente con una persona, ho detto che “le croci si fanno sempre con due linee”, intendendo che ciascuno di noi è “sempre” protagonista attivo delle relazioni umane che costruisce, sia che esse vadano in una direzione positiva piuttosto che, come in questo caso, in una direzione di sofferenza e di disprezzo. Lui mi ha risposto che in quella croce ha messo la parte buona, intendendo che lui ha messo il bene e l'altra persona il male: questo significa che non ha ancora capito che è proprio questo suo pensiero ad impedirgli di uscire dalla situazione sofferente che sta vivendo (e probabilmente di tante altre che ha vissuto e che continua a vivere).

Qualcuno, leggendo queste mie riflessioni, potrebbe obiettare che ci sono situazioni in cui è evidente chi ha torto e chi ha ragione. La mia risposta è che anche i terroristi credono di aver ragione, tant'è che il gruppo di cui si sentono parte li considera “eroi”, mentre il resto del mondo li chiama “criminali”. Ma allora dove sono il bene e il male?! Sicuramente sono entrambi nei nostri cuori e non esiste alcuna persona che abbia in sé solo il bene o solo il male: questo pensiero è il punto di partenza per cominciare a lavorare per la pace interiore e interpersonale.

La stessa cosa vale a livello di convivenza tra popoli e nazioni. In una proposta di pace inviata quest'anno all'ONU, è scritto:

«L'idea che la propria fazione avesse il monopolio del bene e che gli oppositori fossero la vera incarnazione del male fu il fulcro dello scontro ideologico che divise il mondo durante tutta la guerra fredda, e dopo oltre due decenni dalla fine di quel conflitto continua ancora a persistere sotto varie forme. Lo vediamo ad esempio nelle dichiarazioni secondo cui coloro che praticano una particolare religione rappresentano un pericolo che assume le sembianze della minaccia del terrorismo, o nell'accettazione di discorsi e atti criminali dettati dall'odio e diretti verso una particolare etnia o cultura a causa di timori di instabilità sociale, o nella tendenza a limitare la libertà della popolazione e ad anteporre la sorveglianza ai diritti umani in nome della sicurezza nazionale.
Pur riconoscendo la legittimità delle preoccupazioni riguardanti il terrorismo, l'instabilità sociale o la sicurezza nazionale, finché il nostro impegno a farvi fronte avrà radice in una visione del mondo che suddivide la popolazione nelle categorie rigide di bene e male, l'inevitabile risultato sarà quello di alimentare ulteriormente le fiamme della paura e della diffidenza, con il conseguente inasprirsi delle divisioni all'interno della società.
Troppo spesso chi è convinto della propria bontà finisce per manifestare quelle stesse caratteristiche - disprezzo per l'umanità e i diritti umani, ad esempio - che trova così ripugnanti in coloro che etichetta come malvagi».

E' più che mai necessario un modo di pensare che vada oltre la biforcazione radicale tra bene e male. Anche coloro che si stanno impegnando per qualcosa di positivo o che lottano per difendere e diffondere un'idea buona, portano sempre dentro di sé il potenziale per un intento e un'azione malvagia, perché tale è la natura umana. Allo stesso tempo, anche coloro che stanno facendo qualcosa di molto brutto, orrendo e violento, hanno sempre in sé qualcosa di buono e la capacità di agire per il bene, grazie a un cambiamento profondo della loro determinazione interiore.

E' il tempo di portare le nostre menti a pensare al di là del bene e del male, del giusto e dello sbagliato: questi aspetti contrapposti (che non sono mai verità assolute, ma giudizi soggettivi) sono in realtà sempre copresenti.

Impegnamoci per la pace,
Francesco Galgani,
25 maggio 2014


NON STA A NOI GIUDICARE: In memoria di Silvia Boscolo, morta suicida a 28 anni - da Salvatore Armando Santoro

NON STA A NOI GIUDICARE : In ricordo di Silvia Boscolo, giovane poetessa morta suicida a 28 anni.

Silvia era una ragazza che viveva con la nonna nel mio borgo, a Boccheggiano, una frazione del Comune di Montieri, a fianco casa mia. Posso dire che l'ho vista crescere perché da sua nonna era arrivata da Chioggia quando ancora aveva 16 anni.
Anche lei scriveva poesie ed ero io che le ricopiavo dal suo quaderno e le inviavo al portale www.poetare.it, perché allora lei non aveva il computer ed ha pubblicato solo su questo portale.
La poesia che ripubblico l’avevo scritta in Valle d’Aosta nel 2003 in un momento in cui mi erano venute in mente le sue parole ed il suo ricordo. Il mese dopo avrebbe compiuto 18 anni. Silvia, si è tolta la vita un paio di giorni indietro vinta dallo sconforto o per qualche problema esistenziale più grosso di lei che le covava dentro e che l'ha spinta alla tragica decisione. Il 22 maggio 2014 c'è stato il suo funerale ed è stata una sofferenza immensa parteciparvi perché neppure per me è un momento buono sotto il profilo della salute e della sofferenza interiore. Morire a 28 ci fa pensare molto alla fragilità dei nostri figli e dei nostri nipoti. Siamo impotenti e non riusciamo più a trasmettere valori ed il mondo si avvita sempre più su se stesso. C’è un lassismo imperante e mancano punti di riferimento credibili dopo che le ideologie sono tramontate ed è venuta meno anche quell’autorità necessaria, nella famiglia e nella scuola, per dare sicurezza alle generazioni che crescono che, a me sembra, viaggino allo sbando e senza più punti di riferimento. Ho visto (e ricordo) le brutture dell’ultima guerra, la miseria che ci circondava, ma avevamo tanta voglia di vivere e tanta speranza di costruire un mondo migliore. E la mia generazione l’ha costruito. Ma a volte il troppo benessere non sempre è benefico per far crescere forti le persone. Ma ci vuole per forza la guerra e la sofferenza per diventare responsabili e forti?

Salvatore Armando Santoro - Webmaster


A Silvia

Se io avessi
la tua stessa età,
potrei darti tutto l'amore
che nessuno fino ad oggi
ha saputo donarti.

Ti regalerei
tutto il colore dei fiori del mondo
e tutti gli odori più inebrianti
che la natura
racchiude nel suo grembo.

Non raccoglierei
neppure una margherita,
non reciderei
neppure un fiore di cicoria,
pur bellissimo
nel suo colore celestiale,
per non offendere la tua
sensibilità
ed il tuo amore immenso
per le cose del creato.

E ti amerei, così,
come tu sei,
abbracciandoti teneramente
e cullandoti tra le mie braccia
come fossi mia figlia
per farti addormentare
senza più paure
e farti dimenticare
tutte le tue sofferenze.

Salvatore Armando Santoro

(Lillianes 1.3.2003 - 15,08)

 


In viaggio con la poesia: Nel centenario della nascita di Mario Luzi - da Salvatore Armando Santoro

IN OCCASIONE DE TERZO CICLO DI INCONTRI
IN VIAGGIO CON LA POESIA

 

Società Ricreativa L'Affratellamento di Ricorboli

Ciclo di incontri a cura di Caterina Trombetti

 

mercoledì 7 maggio 2014, ore 17:30

Mario Luzi nel centenario della nascita

Letture e testimonianze di Caterina Trombetti

Proiezione di un lungometraggio

 

mercoledì 21 maggio 2014, ore 17:30

L'Archivio della Voce dei Poeti

Diretto da Alessandra Borsetti Venier

 

mercoledì 4 giugno 2014, ore 17:30

Dino Campana nel centenario

della pubblicazione dei Canti Orfici

Letture e considerazioni di Lorenzo Bertolani

 

 

Teatro L'Affratellamento

Via Giampaolo Orsini, 73 - Firenze

Info:

tel. 055 6814309

info@affratellamento.it

www.affratellamento.it

 

L'ingresso è libero a tutti gli incontri

 


FACEBOOK ED IL 25 APRILE - da Salvatore Armando Santoro

FACEBOOK ED IL 25 APRILE

MI E' VENUTA IN MENTE QUESTA RIFLESSIONE MENTRE LEGGEVO UNA RISPOSTA CHE L'AMICO FRANCESCO GALGANI MI AVEVA MANDATO QUESTA MATTINA. ED HO PENSATO CHE RIPROPORRE IL SUO PENSIERO POTEVA TORNARE UTILE AGLI AMICI PIÙ INTELLIGENTI PER RIFLETTERE SU QUESTO MOSTRUOSO STRUMENTO CHE È FACEBOOK E CHE LO SONO TUTTI GLI ALTRI PORTALI CHE GLI RASSOMIGLIANO E CHE CI STANNO INGABBIANDO IN UNA TRAPPOLA DOVE NOI PENSIAMO DI ESSERE LIBERI ED INVECE CI RICHIUDIAMO DENTRO DA NOI STESSI.

A ME FACEBOOK SERVE PER DIFFONDERE LE MIE INZIATIVE MA POI CI PUBBLICO DI TUTTO E, DI CONSEGUENZA, DIVENTO UN OGGETTO DA SFRUTTARE E CONDIZIONARE COME TUTTI QUELLI CHE PENSANDO DI ESSERE LIBERI E DI CONDIVIDERE LA LIBERTÀ SU CERTI PORTALI NEI FATTI CONDIVIDONO SOLTANTO LA LORO SCHIAVITÙ. RIUSCIREMO A CAPIRLO? HO I MIEI DUBBI E SE FRANCESCO RESISTE A STARSENE FUORI FORSE RIUSCIRÀ QUALCHE RIFLESSIONE A FARLA MATURARE ANCHE IN ALTRE PERSONE.

MA ECCO QUELLO CHE SCRIVE FRANCESCO:

Riflessioni su Facebook

 Inviato da francesco.galgani il Ven, 04/25/2014 - 15:55, pubblicato in http://www.informatica-libera.net/content/riflessioni-su-facebook

I social network sono molte cose: sono uno strumento di controllo delle masse (molto più invasivo e molto più efficace delle dittature del passato), uno strumento di marketing e politica, un prolifico mercato di pubblicità, un luogo di raccolta di informazioni private per poi rivenderle, e ovviamente una gallina dalle uova d'oro per il business miliardario di chi ha il controllo di tali strumenti.

I social network sono molte cose e sovente spingono le persone a chiudersi in un mondo sempre più ristretto, gestito da algoritmi su cui non hanno alcun controllo. I social network sono un esempio di psicologia applicata alle masse, una dimostrazione di come sia possibile ingannare milioni di persone, facendole sentire libere dopo aver messo loro guinzaglio e paraocchi. Sono una sorta di droga, tossica come la cocaina e l'eroina e con danni ad esse equiparabili. I più danneggiati sono i giovani, che sono la speranza e il futuro di questo mondo. Avevo scritto una poesia intitolata "Facebook" e ho studiato a fondo l'inganno dei social network nella mia tesi di laurea su "Solitudine e Contesti Virtuali". Avrei voluto far sapere al mondo intero quello che ho scoperto nelle mie ricerche, ma le persone non hanno né tempo né voglia d'ascoltare, e tanto meno hanno voglia di cambiare le proprie abitudini, anzi, l'uso di Facebook è sempre più invasivo e immersivo. Nel frattempo, l'intento di Facebook per allargare il proprio dominio, il proprio controllo e il proprio business è chiaro: rendere il web sempre più simile a Facebook, perché tutta la connettività delle persone "deve" (?!) iniziare con Facebook e finire con Facebook. I numeri dimostrano che in effetti questo è ciò che la massa degli internauti desidera: «Facebook has a grand vision: to connect the entire Internet, and every website on it, with a layer of social integration». Anche i tumori fanno così, o almeno ci provano: si allargano sempre di più, prima di uccidere tutto l'organismo.

Molti si sentirebbero persi senza Facebook, come se un proprio pezzo di vita venisse meno. E allora continuano ad essere "connessi, ma soli" (il video qui linkato ha anche una trascrizione in italiano). I social network aumentano la solitudine dell'essere umano moderno, ne aumentano anche il malessere psicofisico, suscitano emozioni negative, eppure le persone non riescono a staccarsi. Anzi, molti credono che Internet sia Facebook o che Facebook sia Internet. Addirittura qualcuno crede che sia uno strumento di democrazia, ma la democrazia, cioè il potere del popolo che prende in mano le sorti della nazione, è l'esatto opposto di quello che sta accadendo: sono le persone ad essere in mano agli algoritmi di Facebook, di Google e di altri, non il contrario.

Capite come mai ho scelto di non stare dentro Facebook e piuttosto mi sono fatto un blog personale, usando esclusivamente software libero su cui posso avere un controllo totale? Capite come mai, per la comunità degli studenti con cui collaboro, ho creato un "nostro" social network e un "nostro" spazio di condivisione (sempre basato su software libero), piuttosto che affidarmi alla gabbia di Facebook?

Voi facebookiani siete liberi come pesci nell'acquario, ma non ve ne accorgete.

Francesco Galgani,
25 aprile 2014

 


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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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