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SMS TRUFFALDINI E BOLLETTE TELEFONICHE GONFIATE - da Salvatore Armando Santoro

Sms truffaldini e bollette gonfiate. E' il ministero che fornisce la pistola ai delinquenti

Continua la grande beffa degli utenti vessati dai numeri speciali (899) concessi dal ministero delle Comunicazioni. Il mondo dei numeri a sovrapprezzo e' una jungla, dove i furbi, con l'interessata complicita' dei gestori telefonici, ottengono dalle istituzioni l'arma per poter spillare soldi agli utenti. E' come se il ministero degli Interni fornisse ai terroristi il porto d'armi e il tritolo per far esplodere un palazzo. Eccone l'ennesimo esempio.
SEGRETERIA.BIZ: Messaggi urgenti per te. Chiama da fisso 89-90-30-628 e segui le info gratuite. Promotional message.
E' l'ultima versione degli sms truffaldini che continuano a raggiungere i cellulari di migliaia di utenti, nonostante gli annunci di retate da parte dell'Agcom [1] contro quei soggetti che sperano di spillare 15 euro (addebitati sulla bolletta telefonica) a chi, ingenuamente, componesse il numero 899 suggerito.
In questo caso, l'899 030 628 che si inviata a chiamare rientra tra i numeri assegnati dal ministero delle Comunicazioni a Telecom Italia, quindi chi ha inviato l'sms e' un cliente diretto o indiretto dell'ex monopolista. Il messaggino proviene, come sempre, dall'estero: in questo caso ha il prefisso di Hong Kong, lo 00852. [2]
Quindi, il ministero fornisce l'arma (il numero 899) che, senza controllo alcuno [3], finisce nelle mani di delinquenti, grazie all'intermediazione del principale operatore telefonico italiano. Non c'e' che dire ... siamo in buone mani.
Sperare in una risoluzione della questione e' chiedere troppo? Anche perche', indagando sui soggetti che fanno soldi coi numeri speciali, spesso si scopre che si tratta di delinquenti a tutto tondo. Come riportato dalla testata online, Punto Informatico, sono stati scoperti dalla Guardia di finanza 107 evasori totali, che non avevano pagato tasse su 39 milioni di imponibile. Guarda caso il loro 'business' era nelle numerazioni speciali, dagli 899 ai 144, dai 166 agli 892.

[1] Sms truffaldini e numeri 899: l'Agcom annuncia 'retate' per evitare bollette gonfiate, ma e' complice insieme a ministero e gestori http://www.aduc.it/dyn/tlc/comu.php?id=208331
[2] Bollette telefoniche gonfiate. Ora l'sms truffaldino che invita a telefonare ad un 899 (assegnato a Bt Italia) arriva dalle Filippine. Gentiloni si svegli!!
http://www.aduc.it/dyn/tlc/comu.php?id=206334
[3] Bollette telefoniche gonfiate. Il ministero e' consapevole ma non fa nulla?
http://www.aduc.it/dyn/tlc/comu.php?id=203469
Domenico Murrone



http://www.aduc.it/dyn/avvertenze/index.php?ed=236

I MISERABILI - Prima versione italiana del noto Musical - da Salvatore Armando Santoro

Spinea, 02 marzo 2008

I Miserabili

Imponenete e spettacolare la prima della versione italiana del leggendario musical “I Miserabili” andata in scena al teatro Barbazza di Spinea.

La regia, le scene, i costumi, le musiche, le luci… tutto è curato minuziosamente in ogni dettaglio, per la soddisfazione dei più di 350 presenti che hanno riempito in ogni ordine di posti il piccolo teatro facendone registrare il SOLD OUT.

L’esperienza degli attori/cantanti, del coro e dei figuranti, nonostante il budget limitato, hanno innalzato il livello della rappresentazione al pari di quelle messe in scena quotidianamente da oramai 20 anni nei teatri di Broadway, dandone però un taglio più fresco, gioviale e più vicino al pubblico italiano.
Strepitosa la prova del M° Vittorio Zambon (Valjean), Paolo Menegazzo (Javert), Ilaria Barlese (Fantine), Giulia Zennaro (Cosette piccola), Angela Matteini (Cosette adulta), Daniela Bertaglia (Eponine), Doriano Baldan (Mr. Thénardier), Alessandro Chiereghin (Marius), Stefano Sbrignadello (Enjorlas) protagonisti e voci di provata maturità che hanno emozionato ed incantato la platea per le 2 ore di spettacolo.
C’è da sottolineare inoltre la presenza scenica e la voce soave di Ermanna Terzo (Mrs. Thénardier), attrice di teatro di rinomata esperienza. Lo spettacolo verrà replicato prossimamente al teatro di Dolo, per gli appassionati del genere è un evento da non perdere.

Il Cast

:::Cantanti:::
Vittorio Zambon, Paolo Menegazzo, Ilaria Barlese, Alessandro Chiereghin, Antonio Faroppa, Ermanna Terzo, Angela Matteini, Sara Semenzato, Stefano Sbrignadello, Maria Chiara Scaini, Daniela Bertaglia, Chiara Doria, Giulia Zennaro, Doriano Baldan, Marco Da Villa, Alberto Viareggio, Dario Dreosti, Luisa Gottardo.

:::Coro - Ass.ne A. Zambon:::

Gianmarco Salvalaio, Alessia Grasso, Mirca Beccaro, Giulia Segato, Chiara Minciotti, Silvia Boreale, Monica Rostellato.
:::Figuranti - "i Misurabili":::
Mara Gastadello, Giovanni Russo, Sandra Squizzato, Alberto Anzalone, Giovanni Levis, Anna Fabbro, Silvano Squizzato

:::Regia, Scenografie, Direzione artistica:::
Vittorio Zambon

:::Musiche:::
Claude-Michael Schonberg

:::Adattamento liriche:::
Paolo Menegazzo, Ilaria Barlese, Stefano Sbrignadello

:::Adattamento Testi:::
Ilaria Barlese

:::Costumi:::
Anna Maria Bovolenta

:::Maestri Collaboratori:::
Ulderica Nitti, Davide Bregnolato, Selena Bruno

:::Audio & Luci:::
Music Market, Emanuele Merlo

:::Produzione Video e Vjing:::
Luca Corsato

  • Prossime date:
  • 29 marzo 2008 - Teatro Italia Dolo (VE)
  • 19 aprile 2008 - Teatro Barbazza, Spinea (VE)















Francesco Petrarca - da Salvatore Armando Santoro

FRANCESCO PETRARCA PRECURSORE
DELLA CIVILTA’ MODERNA


Nei giorni scorsi avevo pubblicato sul portale www.poetare.it dell’amico Prof. Lorenzo de Ninis (dove inserisco tutte le mie opere) la poesia sotto riprodotta:

MONTE VENTOSO
di Salvatore Armando Santoro

Dimmelo tu Francesco,
dillo a me che t’ascolto.
Anch’io nella bisaccia di buon camminatore
portavo sempre un tuo libro di versi,
che all’intelletto parlava
nelle soste del faticoso sentiero
su cui m’arrampicavo.
Arrivato alla vetta, anch’io,
mossi lo sguardo; ed altre cime ineguali
m’accarezzarono la mente:
io, inadeguato al mondo,
dal mio cantuccio appena conquistato,
vidi l’immensità,
la sproporzione tra l’esiguo della mia entità
e la grandezza d’un pianeta
che m’abbracciava e che mi possedeva.
Ed il tuo libro, appena aperto e chiuso,
la dimensione della mia ignoranza
tutta mi rese.
Il nulla della conoscenza racchiuso in quel volume,
e la montagna immensa
che rideva di me, del mio sapere,
della mia convinzione d’esser potente e bravo
per aver conquistata una sol vetta,
e invece mi scoprivo
fragile ed impotente,
mi scoprivo un’entità sproporzionata
a un mondo che mi sommergeva
a un mondo che col suo silenzio,
senza mai nulla dire, mi stordiva.

La poesia ha suscitato alcune interessanti osservazioni da parte di alcuni frequentatori del portale che, a dire il vero, non mi sarei aspettato perché ritenevo la lirica di difficile interpretazione per molti.
Pertanto, ho ringraziato questi lettori per aver capito che mi riferivo proprio a Francesco Petrarca, precursore dell'Umanesimo e delle ideologie dei tempi moderni, che era stato profondamente stimolato a queste riflessioni anche dalla lettura del volume "Le Confessioni" di Sant'Agostino, che fu un pacco indigesto per molti "ragazzi" della mia generazione, e che lui aveva ricopiato manualmente in un volumetto che portava sempre nella sacca nei suoi spostamenti.
A questo punto, però, ritengo necessario far comprendere quali siano state le considerazioni che mi hanno spinto a scrivere la poesia sopra evidenziata e cercare di coinvolgere un maggior pubblico sulle motivazioni profonde che mi hanno convinto che a Francesco Petrarca non sia stato assegnato il giusto ruolo e la giusta dimensione nella classifica dei grandi padri della nostra letteratura.
Ho avuto occasione, infatti, in questi giorni di fare una specie di "ripasso" sui tre grandi poeti sui quali si basa la cultura letteraria italiana: Dante, Petrarca e Boccaccio.
Chiaramente la scuola e gli educatori (Presidi e Insegnanti) hanno svolto un ruolo rilevante nell'inculcare l'amore per certi autori piuttosto che verso altri.
Il Boccaccio, ai miei tempi, veniva letto più per trasgressione che per gli altri meriti letterari (descrizione minuziosa della società del tempo e delle condizioni sociali dei suoi cittadini). Certe novelle, ignorate (o "oscurate") dagli insegnanti, "eccitavano" molti "ragazzi" della mia generazione e preferivamo leggerle di nascosto perchè ci "stuzzicavano". Ma, dei tre autori, il Boccaccio sicuramente era collocato "in classifica" al 3° posto.
Di sicuro Dante era collocato al 1° posto in questa classifica letteraria. Ma possedeva davvero tutti i meriti che si decantano?
A mio avviso Dante era il rappresentante genuino di una società conservatrice in quanto si limitava ad esaltare più l'aspetto mistico e religioso della persona che curarsi dei suoi bisogni immanentistici e materiali e nel suggerire le condizioni per realizzarli, che furono poi caratteristica dell'ideologia del periodo dell'Umanesimo. Ed anche la sua Divina Commedia, ed in particolare il suo "Inferno", non rispecchiano queste considerazioni?
La semplice presa di coscienza della necessità di accettare la precarietà della condizione umana e le sofferenze terrene con un premio ad una vita migliore nell' "al di là" non confermano questa sua tendenza all'accettazione anche della realtà così com'era senza alcun tentativo per provare di cambiarla?
Per questi motivi penso che il Petrarca sia stato alquanto penalizzato in questa classifica. Eppure questo autore è un precursore, ufficialmente riconosciuto da tutti, dell'Umanesimo; un precursore, quindi, dei movimenti sociali che caratterizzeranno le ideologie del suo tempo, sia quelle religiose (con in testa l'ideologia francescana) che quelle politiche e, soprattutto, quelle delle epoche successive e dei tempi moderni (movimenti umanitari e socialisti).
Il suo interesse per l'uomo (inteso come umanità) e per i suoi bisogni ce lo presenta come un personaggio profondamente moderno se paragonato agli altri autori del Dolce Stil Novo (che, invece, si limitavano ad esaltare la misticità della persona e dell'anima) e ci fa capire che si collocava già fin d'allora oltre le idealità che l'Umanesimo avrebbe da lì a poco introdotto.
Il suo accorrere a Roma (interrotto poi per la sopravvenuta morte del personaggio) per appoggiare l'esperienza repubblicana di Cola di Rienzo la dice lunga sulla sua visione della società del futuro pur avendo dovuto accettare anche lui i compromessi del tempo per poter sopravvivere ed avendo anche pagato in termini di immagine e prestigio la sua simpatia per l'esperienza del tribuno romano.
Ma per comprendere fino in fondo il suo ruolo di precursore dei tempi, basti pensare che nel Canzoniere la prima sua lirica inizia con un occhio rivolto al futuro.
"Voi, ch'ascoltate in rime sparse il suono" la dice, infatti, lunga.
"Voi" ovvero "altri", ovvero "generazioni future".
Ma la poesia del Petrarca, troppo raffinata, troppo perfetta, troppo difficile da intendere (e per certi versi vilipesa dallo stesso autore che parlava del suo Canzoniere come raccolta di poesiuole") necessitava di una classe di insegnanti colti che, probabilmente, ai miei tempi (ancora dominati dall'influenza, dalla soggezione e dalla cultura fascista) non esisteva.
Ecco, perché ritengo che poeti e critici dovrebbero porre una maggiore attenzione alla produzione poetica di questo autore per tentarne un rilancio e dare la giusta importanza e dimensione ed assegnargli il giusto ruolo che a lui compete nel panorama della letteratura italiana.

Salvatore Armando Santoro
s.a.santoro@circoloculturaleluzi.net


RIFLESSIONE SU MARIO LUZI di Renzo Montagnoli - da Salvatore Armando Santoro

In memoria di Mario Luzi

di Renzo Montagnoli

 

 

Il 28 febbraio 2005 veniva a mancare Mario Luzi e Dario Fo, commentandone quello stesso giorno la scomparsa, diceva: “ E’ morto il Senatore, perché il Poeta resterà sempre con noi”.Sono poche parole, ma dense di significato e che concretizzano quel desiderio di tanti che la memoria prosegua nel tempo, quasi a sconfiggere la morte.

Mario Luzi ha vissuto da poeta, ottenendo un significativo riconoscimento per i suoi meriti solo nell’ottobre 2004, allorché, in prossimità del suo novantesimo compleanno, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi lo nominò senatore a vita. Fu quindi solo per un breve periodo che Luzi poté fregiarsi di questa onorificenza, così come non riuscì a essere insignito del premio Nobel per la letteratura, pur essendo stato candidato più volte.

Ma Mario Luzi, di una spiritualità che rasenta il misticismo, non inseguì mai dei riconoscimenti: la celebrità stonava con quel suo desiderio di stare lontano dai fatti quotidiani, preferendo una vita di raccoglimento nella quale gli eventi che costituiscono spunto per la poesia sono ben altri.

E’ davvero particolare la storia di quest’uomo che, contro la volontà del padre che voleva farne un avvocato, preferisce laurearsi in letteratura francese con una tesi su Mauriac e intraprende poi una vita di insegnamento, prima nelle scuole medie per approdare poi, e non in tempi brevi, all’università.

E intanto scrive e pubblica volumi di poesie. E’ attratto in particolare da quella corrente letteraria nata nel corso della prima guerra mondiale per opera di Ungaretti e che solo nel 1936 prenderà il nome di ermetismo.

Non è tuttavia mia intenzione tracciare un’analisi della produzione e dell’evoluzione poetica di Mario Luzi, anche perché, al riguardo, Fabrizio Manini ha scritto una bella monografia, che potete trovare qui.

Infatti il mio è solo un tentativo di collegarmi alle manifestazioni di commemorazione che si tengono in questa giornata per ricordare la voce forte, ma silenziosa di un poeta, uno dei tanti mi si potrà dire, ma con una particolarità: in Mario Luzi l’osservazione della realtà è una trasfigurazione di sentimenti e di sensazioni che, in esemplare distacco, si versificano in una costante evoluzione che porta a una progressiva chiarezza del risultato, pur mantenendo intatta l’eleganza dell’esposizione.

E come è possibile allora ricordare degnamente un grande della letteratura, perché Luzi è uno dei massimi poeti del secolo trascorso, se non proponendo almeno un paio dei suoi lavori, colti forse non a caso, ma che ne dimostrano, senza alcun dubbio, la valenza?

 

Natura

 

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore.

 

 

A mia madre dalla sua casa

M'accoglie la tua vecchia, grigia casa
steso supino sopra un letto angusto,
forse il tuo letto per tanti anni. Ascolto,
conto le ore lentissime a passare,
più lente per le nuvole che solcano
queste notti d'agosto in terre avare.

Uno che torna a notte alta dai campi
scambia un cenno a fatica con i simili,
infila l'erta, il vicolo, scompare
dietro la porta del tugurio. L'afa
dello scirocco agita i riposi,
fa smaniare gli infermi ed i reclusi.

Non dormo, seguo il passo del nottambulo
sia demente sia giovane tarato
mentre risuona sopra pietre e ciottoli;
lascio e prendo il mio carico servile
e scendo, scendo più che già non sia
profondo in questo tempo, in questo popolo.

 

 

 

 

 
©2006 ArteInsieme, « 218858 »

A FIRENZE SI COMMEMORA LUZI - da Salvatore Armando Santoro

A FIRENZE SI COMMEMORA MARIO LUZI


La mattina del 28 febbraio 2005 moriva il nostro grande poeta e drammaturgo Mario Luzi. A tre anni dall'ultimo suo giorno in vita, ci piace ricordarlo nella bellezza dell'amicizia che ha legato tanti di noi al suo percorso terreno, e gli renderemo omaggio ascoltando la sua poesia e brani di prosa e di teatro.
I suoi versi ce lo fanno sentire sempre presente e ci permettono di assorbire la forza della sua parola.

Lo spettacolo sarà allestito a Firenze
nella Chiesa di Santa Monaca

Via di S. Monaca (angolo Via de’ Serragli)

giovedì 28 Febbraio alle ore 21.00

I testi, scelti da
Caterina Trombetti, saranno interpretati dagli attori del CDRC per la regia di Paolo Bussagli con Marcellina Ruocco, Enzo Lenzetti, Carolina Gentili, Gabriella Del Bianco, Massimo Magazzini, Rosa Rita Gallo, Giulio Roselli, Sergio Aguirre.

Musiche a cura di Giuseppe Galgani e Massimo Da Frassini che eseguiranno brani di J. S. Bach, S. Hackett, C. Gounod e un brano di loro composizione.

L'ingresso è gratuito.


1° MARZO 2005
(In memoria di Mario Luzi)
di Salvatore Armando Santoro

“Sento che la vita
sta per lasciarmi”!

L’ultimo canto
è un’espressione
di rimpianto,
un saluto agli amici,
un addio al mondo.

1° Marzo 2005:
il giorno si sveglia
senza un poeta.

Il mondo
andrà avanti lo stesso,
ma le sue parole
non avranno tramonto,
risuoneranno in eterno
nella coscienza degli uomini
giusti.

Ricorderanno alle genti
che “la poesia
salverà questo mondo
sconvolto dalla guerra”
e oppresso dalle ingiustizie.

-----oooOooo-----



A Mario Luzi
di Alessandro Parrinello

Mario, cosa dirai adesso?
Con quali versi s'esprime
di là dal nostro,
il mondo che hai cantato
fuori dal tempo,
ora deluso ora contento
calato più degli altri
nel pozzo che c'inghiotte
ben prima che la notte
ti portasse l'ultimo saluto?
Dirai che gli ottant'anni
trascorsi sulle rive dell'Arno
a pescare parole
non son passati invano,
che la luce che vedevi era il ramo
d'un albero che affonda le radici
oltre le sponde del cielo,
alle pendici del monte che il Poeta
aveva visto nel suo sogno terreno
secoli fa, e forse riderai
del nostro modo buffo di cercarci
a tentoni nel buio delle coscienze
ciascuno superato dal suo dubbio,
dalle sue vuote speculazioni;
ma noi restiamo, per quanto poco
è dato, immersi dentro al fuoco,
esattamente al centro della nostra controversia,
tra il futile, l'inutile, il non senso
dei nostri sforzi per una vita diversa
e l'inerzia che ci risucchia il passo
ed ogni cosa viva o morta, allegra o triste
e tutto il resto che sulla terra esiste.

-----ooOoo-----

L'ULTIMA POESIA DI MARIO LUZI

IL TERMINE, LA VETTA
di Mario Luzi

Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.

Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto...
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l' immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata...
Questo temeva, questo desiderava


Questa è l'ultima poesia di Mario Luzi, battuta al computer da Caterina Trombetti,
sua assistente e amica, domenica sera, poche ore prima della morte
(fonte Repubblica on line del 2 marzo 2005)


Castagneto Carducci (LI) - 26 Agosto 2006 - Salvatore  Armando Santoro e Caterina Trombetti
2006-08-06-Arrmando e Caterina Trombetti a Castagneto Carducci-2.JPG









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Salvatore Armando Santoro - Presidente

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